Monday, April 21, 2014
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Ancora sangue e lacrime?

BERKELEY – Nei 12 anni di Grande Depressione – tra il crollo del mercato azionario del 1929 e la mobilitazione dell’America per la Seconda Guerra mondiale – la produzione negli Stati Uniti ha registrato una media dell’15% più bassa rispetto al trend precedente la depressione, che si traduce in un calo di produzione totale pari a 1,8 anni di Pil. Oggi, anche se la produzione americana ritornerà al suo potenziale produttivo legato all’inflazione stabile entro il 2017 – un grande “se” – gli Usa avranno evidenziato una diminuzione di produzione equivalente al 60% del Pil di un anno.

Le perdite provenienti da quella che chiamiamo “Depressione minore” non saranno quasi certamente finite nel 2017. Non c’è equivalente morale di guerra all’orizzonte che trascini gli Usa in un potente boom e cancelli l’ombra gettata dalla recessione economica; e quando prendo i valori attuali e proietto nel futuro la crescita di basso trend dell’economia americana, non posso calcolare l’attuale valore della perdita aggiuntiva a meno del 100% della produzione di un anno di oggi – per un costo totale di 1,6 anni di Pil. I danni sono quindi quasi pari a quella della Grande Depressione, ed equamente dolorosi, anche se il Pil reale americano oggi è 12 volte superiore a quello del 1929.

I miei colleghi che lavorano nell’amministrazione Obama difendono se stessi e i risultati macroeconomici di lungo termine degli Stati Uniti facendo presente che il resto del mondo sviluppato sta andando di gran lunga peggio. Vero. L’Europa vorrebbe disperatamente avere i problemi dell’America.

Ciò nonostante, la mia conclusione è che dovremmo smettere di chiamare l’attuale fase Depressione minore. Certo, la sua struttura è diversa da quella della Grande Depressione; ma sinora almeno non c’è ragione di inserirla più in basso nella gerarchia dei disastri macroeconomici.

Il mercato obbligazionario americano mi dà ragione. Dal 1975 il premio nominale annuo sui buoni del Tesoro trentennali ha mostrato una media di 2,2%: in altre parole, negli anni i buoni nominali trentennali rendono 2,2 punti percentuali più della media attesa dai futuri tassi nominali dei buoni del Tesoro. Gli attuali buoni del Tesoro trentennali rendono il 3,2% annuo e quindi, a meno che il buyer di titoli marginali oggi non sia insolitamente avverso a detenere titoli trentennali, i tassi sui titoli nominali a breve scadenza registreranno l’1% annuo nel corso della prossima generazione.

La Federal Reserve americana mantiene il tasso sui titoli nominali a breve scadenza prossimo all’1% solo quando l’economia è depressa, la capacità è scarsa, il lavoro è al minimo e il rischio principale è la deflazione piuttosto che la pressione al rialzo sui prezzi. Dalla Seconda Guerra mondiale il tasso di disoccupazione americano ha evidenziato una media dell’8% quando il tasso sui titoli di stato nominali a breve scadenza è il 2% o inferiore.

Questo è il futuro che il mercato obbligazionario vede per l’America: un’economia debole e depressa, se non per la prossima generazione, almeno per gran parte di essa.

Precludendo una rivoluzione complessiva di pensieri e persone presso la Fed e il Congresso americano, le politiche attiviste non salveranno l’America. Una volta i policy maker  sapevano che il governo avrebbe dovuto aggiustare le scorte di asset per garantire sufficienti scorte di liquidità, titoli sicuri e prodotti di risparmio. In questo modo l’economia nel suo complesso non sarebbe stata schiacciata dalla pressione di cancellare i debiti e quindi spingere la produzione sotto il suo potenziale. Ma questo principio di base di gestione macroeconomica è semplicemente volato fuori dalla finestra.

La maggioranza dei governatori della Fed crede che l’aggressiva espansione monetaria abbia raggiunto, se non superato, i confini della prudenza. La maggioranza del Congresso americano sta prendendo ispirazione da “Theodoric of York, Medieval Barber” (tratto dallo show americano Saturday Night Live degli anni 70). Crede che ciò di cui ha bisogno la debole economia americana sia un altro rigoroso piano di austerity “lacrime e sangue”.

Come dice Lady Bracknell in L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde: “Perdere un genitore…può essere considerata una disgrazia. Perderli tutti e due crea un’impressione di superficialità”. È stata una disgrazia per l’America affrontare un disastro della portata della Grande Depressione, ma sopportarne due sembra una superficialità.

Allora cosa dovrebbero fare gli economisti che cercano di migliorare il mondo, se non è più realisticamente possibile spingere la politica nella giusta direzione?

A un punto simile della Grande Depressione, John Maynard Keynes aveva smesso di focalizzarsi su come influenzare la politica. Tentò di ricostruire il pensiero macroeconomico scrivendo La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, così che la prossima volta che sarebbe scoppiata una crisi, gli economisti avrebbero pensato all’economia in modo diverso e più produttivo di quello avuto tra il 1929 e il 1933.

La scorsa settimana, l’economista e ufficiale americano Lawrence Summers, in una lezione alla London School of Economics, ha invocato un’altra ricostruzione del pensiero macroeconomico – e delle istituzioni e dell’orientamento del sistema bancario centrale. Questa è un’ambizione keynesiana, ma come può essere raggiunta? Un moderno Keynes non c’è da nessuna parte né tantomeno si intravede all’orizzonte il consenso globale in stile Bretton Woods di riformare il sistema bancario centrale.

Traduzione di Simona Polverino

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  1. CommentedZsolt Hermann

    There is no easy, or pleasant way to go around this: we are not in a depression, macroeconomic crisis, but we are in a system failure.
    The whole socio-economic system, based on the dream of infinite, constant, quantitative economic growth has reached dead end, since such a system is without any natural foundations, thus the model cannot be sustained within a natural system.
    This model is based on inventing and then implanting artificial desires, cravings for pleasures in people in order to keep consuming, changing goods, pleasures they do not have natural inclination, need for.
    And they are forced to keep consuming beyond their means which lead to the present unsolvable debt burden both for individuals and nations alike.
    Even if we had unlimited natural resources to drive such system, the human resources are already exhausted, indicated by rising unemployment, especially among the youth, social inequality, loss of purchasing power and confidence, not to mention other worsening social statistics related to health, family, human relationships, culture, education and so on.
    Although the article claims that there is no credible war chance on the horizon to give a reviving shock to the economy, we already have experience that the major power brokers in the world, especially the US can design and initiate a war whenever it wants to, but on one hand such adventures became more and more unpredictable in the present global, interdependent system, and since the problem is a fundamentally wrong direction for the whole of humanity, even a war could not change that unless we change ourselves, our attitude, lifestyle, and how we relate to each other.
    Now this will be the most difficult to accept in the US, since it is this country who "perfected" the constant quantitative growth model, and the "American Dream".
    But if we do not face the facts, and start understanding the closed, finite natural system we exist in, and the fully interconnected human network, meaning that the whole of humanity moves together, either developing or sinking, the worsening crisis and inevitable meltdown will force us to do the same but in much worse and highly unpredictable conditions.

    1. CommentedEdward Ponderer

      Paradigm shifts are very hard to recognize -- and here it is often one's very expertise in the field that set them up for not catching something completely new. It is often only the young child, eyes wide-open without prejudicial blinders that can blurt out that the emperor is naked.

      The tell-tale signs are dimensions of the problem unseen -- constants of the model that weren't -- only made known by approaching a limiting boundary.

      And we have reached the greatest such boundary ever in history and ever in any system. This being that it is the limit of the globe itself, and the system so limited is the system of all natural and man-made systems. These are now "stepping on each others toes" and so the dance no longer goes well. Point in fact, human socio-economics and Nature's homeostasis are spinning out of control and heading for a crash to the dance floor.

      This is the time not to try to fix our Harlem Shake, but to move our way into a waltz as elegantly as possible. The transition is played by playing down artificial consumerism, bring the unemployed into integral education classes under stipend, and slowly move society through a paradigm shift from every man for himself to mutual responsibility.

      In the end, distribute work according to such models as crowd sourcing -- in some way incorporating everyone in an effort of a couple of hours a day. As we see just how much wasteful duplication of efforts and ab initio needless product has been produced in the past, we'll know what direction to course correct into.

      -- And therein lay the essence of the paradigm shift, the hardest thing of all for the emperor to realize, but obvious to the child. The process will not ultimately be by simple model planning by the know-how of upper echelon experts, but rather by the seat-of-you-pants sense how of an interconnected Humanity. That is, the will to balance globally by individuals in mutually responsible connection.

      We must adapt to survive and thrive...

  2. CommentedDavid Wetzell

    I believe that we must subvert the cut-throat competitive nature of US politics so it no longer tilts to single-party rule and there are more checks and balances. The use of low-number proportional representation elections for "more local" elections seems a simple solution that would have far reaching consequences, enabling solutions to be worked out simply by changing the incentives of the major parties...

    This is a conservative solution, since we used 3-seat quasi-PR for state assembly elections in IL from 1870-1980 and it made it so neither major party could dominate the state assembly or IL politics. This can be done again (and improved on) so that there will be a trickle-up effect to make other elections more competitive. If neither major party can dominate the state assembly then neither will be able to leverage their control of the state assembly. If interests groups then have to hedge then there'll be more equity in the state-level party infrastructure that affects nat'l elections

    There will be more diversity within the major party leadership, more moderates from both parties will get elected and if an expectation is established that neither can dominate, so both will have more incentive to cooperate on many fronts, then it will spill over to change economic expectations for the USA.

    This is what I believe is the most important area for change in the USA. Campaign Finance Regulations are hard to enforce in our current system. Realistic regulations will be easier to work out if the system itself is harder for major intere$t$ to manipulate.

  3. CommentedWill Fletcher

    One slight flaw...the US is broke! Your national debt increased 75% in 5 years....do you think that will continue ad infinitum?

    Total debt, including unfunded liabilities almost $60 TRILLION..the $ will soon be dispensed in Walmart on a cardboard tube to hang in the 'rest room' - along with all other FIAT currencies.

  4. CommentedColin Wiles

    You raise many good questions but don't give any answers. Are you calling for a drift away from inflation and employment targeting and more towards a form of NGDP targeting?

  5. CommentedAvraam Dectis

    "Barring a wholesale revolution in thinking and personnel at the Fed and in the US Congress"
    -------------------------------------------------------------------------------------

    There are only about 600 people in the Congress and important FED positins.

    If every competent economist would throw his hat into the local Congressional primary, and make a good economic argument, enough would win to influence policy.

    The well known economists, no names needed, should be running for President.

    The circumstances make it the patriotic duty for competent economists to run for office.
    .


  6. CommentedJoshua Ioji Konov

    An excelent article, the observation is precise under the tricle-down used economics there is no way out of the last recession's lost of equity...., only major macroeconomic enchancements and changes coulf stir up the needed business activities to prompt faster rebuilt...

  7. CommentedRichard Foosion

    The standard counter-arguments are (1) the Fed is artificially lowering interest rates across the yield curve and (2) markets are not great at forecasting the future.

    (1) is clearly wrong. Rates are low throughout the world. Rates seem appropriate given the state of the economy.

    (2) seems could be a reason for optimism. Markets may be hard to beat, but the notion that market prices (and therefore yields) are correct is not very popular.

    Why did you choose 1975 as the base for the statement that the nominal annual premium on the 30-year Treasury bill has averaged 2.2%?

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