Monday, November 24, 2014
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Lottare contro la malaria

LONDRA – Lo tsunami in Giappone, il terremoto ad Haiti e l’uragano Katrina sono alcuni dei recenti disastri naturali scoppiati nel mondo. Le feroci devastazioni hanno causato la morte di migliaia di persone, distrutto le infrastrutture vitali e paralizzato le economie. Le comunità colpite non potevano essere così diverse tra loro, eppure le somiglianze delle reazioni sono impressionanti. La mobilitazione a livello internazionale ha dimostrato di cosa sia capace l’umanità al meglio delle proprie forze.

Se, da un lato, il sostegno internazionale in tempi di crisi indica una risposta morale apparentemente innata alla sofferenza altrui, dall’altro sottolinea con chiarezza inquietante quanto sia difficile evocare lo stesso livello di empatia quando la crisi è cronica e non improvvisa, inaspettata e drammatica.

Una delle più devastanti piaghe dell’umanità è la malaria, che uccide oltre 800mila persone ogni anno, soprattutto bambini africani. Secondo la Roll Back Malaria Partnership, ogni giorno muoiono di malaria 2mila bambini. Eppure, diversamente dai postumi di un disastro naturale, non vi sono fotografie in grado di catturare l’entità di questa tragedia. La perdita di vite umane è altrettanto devastante, ma senza l’assalto di immagini spaventose è di gran lunga più semplice diventare indifferenti alle vittime della malaria.

I decessi per malaria non sono altro che una questione morale. È per questo motivo che Stati Uniti, Banca mondiale, Global Fund, Tony Blair Faith Foundation, capi di stato africani e molti altri governi, organizzazioni e singoli individui si sono sentiti in obbligo di agire.

Nel 2008 il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, aveva fissato un doppio obiettivo: fornire a tutti coloro che sono esposti al rischio di malaria interventi di controllo della malattia entro la fine del 2010 e porre fine in maniera definitiva alle morti per malaria entro il 2015.

Da allora sono stati fatti importanti passi avanti. Centinaia di migliaia di vite sono state salvate e la comunità internazionale sta ora raddoppiando i propri sforzi per raggiungere l’importante obiettivo del 2015. Tre anni fa, quando furono impegnati nella lotto contro la malaria oltre 3 miliardi di dollari, le zanzariere e gli insetticidi proteggevano meno del 20% della popolazione africana potenzialmente a rischio. Oggi la proporzione è superiore al 90%.

Tali progressi sono stati possibili solo grazie all’impegno di leader, agenzie e singoli individui, che hanno compreso come la necessità di ridurre il peso della malaria rappresenti non solo un’opportunità ma soprattutto una responsabilità.

Nessuna organizzazione potrebbe rappresentare meglio della African Leaders Malaria Alliance (ALMA) l’imperativo morale che punta a mettere fine alle morti per malaria. Formatasi durante l’Assemblea generale dell’Onu nel settembre del 2009 sotto la leadership del presidente Jakaya Kikwete della Tanzania e sostenuta dall’Unione africana, l’ALMA ha aggiunto patrocinio e responsabilità governativa agli sforzi combinati fatti per frenare e invertire la diffusione della malaria sul continente.

Riconoscendo che la morte di un bambino per un morso di zanzara è inaccettabile nel ventunesimo secolo, i leader di ALMA sanno che il modo più efficace per mantenere i recenti passi avanti è quello di attivarsi in prima linea. L’ALMA agisce concretamente, ad esempio garantendo che gli essenziali interventi di controllo sulla malaria siano esenti da tasse e dazi che comportano costi aggiuntivi non necessari ai beni salvavita, e che le forniture siano acquistate senza imballaggio per ridurre i costi.

La più efficace di tutte le azioni, forse, è l’innovativa “scorecard”, preparata per tracciare i progressi nella lotta contro la malaria e per segnalare i problemi prima che questi raggiungano una fase critica. La scorecard sarà aperta e accessibile a tutti.

Mentre i leader politici africani hanno la primaria responsabilità di proteggere i cittadini, le comunità religiose si sentono profondamente coinvolti su questo fronte. La Tony Blair Faith Foundation sta conducendo una campagna internazionale, Faiths Act, che si è rivolta alle varie comunità religiose per prevenire le morti per malaria. I credenti di fedi diverse hanno risposto all’appello in 106 paesi.

Sebbene sia difficile procurarsi delle statistiche precise, secondo le stime della World Health Organization le comunità religiose fornirebbero, in media, il 40% di tutti i servizi sanitari offerti nell’Africa subsahariana.

Le comunità religiose si sono impegnate a fornire network, infrastrutture e leader influenti disposti a promuovere il tema della salute. In molti casi, possono fornire servizi che si spingono fino alle aree rurali inaccessibili. Se dotati delle giuste risorse, i leader religiosi possono adottare metodi olistici per contrastare le maggiori malattie killer e utilizzare le proprie reti in modo efficace per l’immunizzazione e la lotta alle pandemie.

In Nigeria, che rappresenta un quarto delle morti per malaria del continente, la Nigerian Inter-Faith Action Association si è attivata soprattutto nel formare leader religiosi che siano pronti a diffondere messaggi sanitari contro la malaria e a spiegare il corretto uso delle zanzariere da letto. Questa iniziativa ha ricevuto il sostegno del sultano di Sokoto, Sa’ad Abubakar III, leader della comunità musulmana, e dell’arcivescovo cattolico di Abuja, John Oneiyekan. A coordinare questo programma ci pensa un ufficio centrale e un team, che lavora a tempo pieno. Se dovesse fallire, l’impatto sarebbe drammatico, e non solo in Nigeria.

La Sierra Leone, ad esempio, con una piccola popolazione, eccellenti relazioni cristiano-musulmane e sempre in lotta per migliorare il proprio sistema sanitario dopo le depredazioni della guerra civile, ha una relazione di vecchia data con il Regno Unito. La Tony Blair Faith Foundation mobilita i leader religiosi e le associazioni interreligiose del paese per sviluppare un programma nazionale con il Ministero della salute, finalizzato a promuovere i messaggi principali del governo sul sistema sanitario pubblico, a informare sull’uso di zanzariere da letto e utilizzare i beni sanitari disponibili e le reti delle comunità religiose.

Ora non c’è tempo per l’indifferenza. Molti progressi importanti sono già stati fatti, ora dobbiamo consolidare i passi avanti. Mentre gli aiuti esteri si fermano a causa dei tagli alle spese in tutto il mondo, dobbiamo ricordarci che la malaria è un “disastro naturale” che devasta le comunità ogni istante che passa. I terremoti, gli tsunami e gli uragani non si possono fermare. La malaria sì.

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