Friday, April 18, 2014
Exit from comment view mode. Click to hide this space
0

Un mondo fatto di regioni

NEW YORK – In quasi ogni parte del mondo, problematiche esacerbate possono essere risolte tramite la collaborazione tra paesi vicini. L’Unione europea è un ottimo esempio di come stati vicini che si sono a lungo combattuti possano mettersi insieme per trarre un beneficio reciproco. Ironicamente, l’attuale declino del potere globale americano potrebbe portare ad una collaborazione più efficace a livello regionale. 

Potrebbe sembrare un momento strano per tessere le lodi dell’UE data la crisi economica in Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Tuttavia, sebbene l’Europa non abbia risolto il problema dell’equilibrio tra gli interessi delle economie forti del nord e di quelle più deboli del sud, i risultati ottenuti dall’Unione superano di gran lunga le sue attuali difficoltà.

L’UE ha creato una zona di pace dove una volta dilagava una guerra implacabile, ha impostato il quadro istituzionale per la riunificazione dell’Europa occidentale ed orientale, ha promosso lo sviluppo di infrastrutture su scala regionale ed il suo mercato unico è stato fondamentale per rendere l’Europa una delle aree più prosperose del pianeta. Infine, l’UE è diventata leader globale nel campo della sostenibilità ambientale.

Per tutte queste ragioni, si può dire che l’Unione Europea abbia impostato un modello unico per le regioni che rimangono arenate in conflitti, povertà, mancanza di infrastrutture e crisi ambientali. Le nuove organizzazioni, come l’Unione Africana, guardano all’UE come un esempio per la soluzione dei problemi e l’integrazione a livello regionale. Al momento, tuttavia, gran parte dei raggruppamenti regionali continuano ad essere troppo deboli per risolvere i pressanti problemi dei paesi che li compongono.

Nella maggior parte delle altre regioni, le continue divisioni politiche hanno le proprie radici nella Guerra Fredda o nell’era coloniale. Durante la Guerra Fredda, i vicini si trovavano spesso in competizione tra di loro “schierandosi” ed alleandosi con gli Stati Uniti oppure con l’Unione Sovietica. Al tempo, il Pakistan decise di affiliarsi agli americani, mentre l’India ai sovietici. A causa del continuo sostegno finanziario da parte degli USA o dell’URSS, questi paesi non hanno mai avuto alcun incentivo a fare pace con i loro vicini. Infatti, per contro, un conflitto duraturo ha spesso portato ad un aumento del sostegno finanziario.

In effetti, USA ed Europa hanno spesso agito in modo tale da mettere a rischio il processo di integrazione regionale che, a loro avviso, avrebbe limitato il loro ruolo di intermediari del potere. Pertanto, quando, negli anni ’50, Gamal Abdel Nasser lanciò un appello all’unità araba, gli USA e l’Europa lo videro come una minaccia. Gli Stati Uniti ostacolarono l’appello di Nasser ad una più forte collaborazione araba e al nazionalismo, temendo una perdita di influenza nel Medio Oriente. Nasser finì, di conseguenza, per allinearsi sempre di più con l’Unione Sovietica fallendo in tal modo nel tentativo di riunire gli interessi della regione araba.

La realtà di oggi non permette più alle grandi potenze di dividersi e conquistare altre regioni e neppure di tentare a farlo. L’epoca del colonialismo è finita e siamo ora in una fase di superamento anche dell’epoca d’influenza globale statunitense.

Gli eventi recenti in Medio Oriente e nell’Asia centrale rispecchiano in modo evidente il declino dell’influenza statunitense. L’incapacità dell’America di conquistare un qualsiasi vantaggio geopolitico durevole attraverso l’uso della forza militare in Iraq ed in Afghanistan sottolinea i limiti del suo potere, mentre la crisi del budget comporterà quasi sicuramente un eventuale taglio alle risorse militari in tempi brevi. Inoltre, gli Stati Uniti non solo non hanno svolto alcun ruolo nelle rivoluzioni politiche in atto nel mondo arabo, ma non hanno ancora espresso una chiara risposta politica.

L’ultimo discorso del Presidente Barack Obama sul Medio Oriente è un ulteriore esempio del declino dell’influenza dell’America nella regione. Il discorso ha attirato l’attenzione principalmente per l’appello lanciato ad Israele affinché ritorni alle sue frontiere originarie del 1967. L’effetto è stato poi rapidamente vanificato con il rifiuto di Israele di dare ascolto alla posizione americana. Il mondo è stato quindi testimone del fatto che non ci sarebbe stato alcun seguito.

Il resto del discorso è risultato ancor più significativo, pur non riuscendo ad attirare molta attenzione da parte dell’opinione pubblica. Quando Obama ha parlato delle rivolte politiche arabe, ha sottolineato l’importanza dello sviluppo economico. Tuttavia, l’unico aiuto finanziario che gli Stati Uniti hanno saputo dare nel concreto è stata una lieve riduzione del debito dell’Egitto (1 miliardo di dollari), inadeguate garanzie di prestito (1 miliardo di dollari) e una sorta di copertura assicurativa per gli investimenti privati.

Il vero messaggio è che il governo statunitense non è in grado di contribuire finanziariamente in modo significativo alla ripresa economica della regione. I giorni in cui un paese poteva dipendere da finanziamenti americani su larga scala sono finiti.

In breve ci stiamo muovendo verso un mondo multipolare. La fine della Guerra Fredda non ha portato ad un predominio più solido da parte degli Stati Uniti, bensì alla disseminazione del potere globale in varie regioni. L’Asia orientale, l’Asia meridionale, l’America latina ed il Medio Oriente godono ora di una nuova influenza geopolitica ed economica. Ciascuna regione deve trovare la sua strada verso lo sviluppo economico, la sicurezza alimentare ed energetica, la creazione di infrastrutture efficaci in un mondo minacciato dal cambiamento climatico e dalla scarsità di risorse.

Ciascuna regione dovrà pertanto assicurarsi il proprio futuro. Ovviamente ciò dovrebbe verificarsi in un contesto di cooperazione tra le regioni e al loro interno.

Il Medio Oriente è in una posizione forte per risollevarsi con le proprie forze. C’è un grado importante di complementarietà tra l’Egitto e gli stati del Golfo ricchi di petrolio. L’Egitto può fornire tecnologia, forza lavoro ed un’esperienza considerevole alla regione araba, mentre il Golfo può contribuire con l’energia, la finanza ed una serie di esperti specializzati. La lunga visione ritardata dell’unità economica araba dovrebbe essere nuovamente presa in considerazione.

Anche Israele dovrebbe riconoscere che la sua sicurezza e prosperità a lungo termine migliorerebbero facendo parte di una regione economicamente più forte, e dovrebbe pertanto riuscire a raggiungere un accordo con i suoi vicini a beneficio dei suoi stessi interessi nazionali.

Anche altre regioni potranno nel tempo verificare che il declino del potere statunitense tende a creare l’urgenza di una collaborazione più stretta tra paesi vicini. Alcune delle tensioni più grandi a livello mondiale, ad esempio tra India e Pakistan o Corea del Nord e Corea del Sud, dovrebbero ridursi con un rafforzamento della regione. Come dimostra l’UE, qualora la regione in questione abbia intenzione di soddisfare i propri bisogni a lungo termine piuttosto che arenarsi nelle sue rivalità e nei suoi conflitti di lunga data, le antiche inimicizie e battaglie possono essere trasformate in una cooperazione a beneficio reciproco.

Exit from comment view mode. Click to hide this space
Hide Comments Hide Comments Read Comments (0)

Please login or register to post a comment

Featured