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La fine del mondo come lo conosciamo

CAMBRIDGE – Consideriamo il seguente scenario. Dopo una vittoria del partito di sinistra Syriza, il nuovo governo greco annuncia che vuole rinegoziare i termini del suo accordo con il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione europea. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel mantiene la sua posizione continuando a sostenere che la Grecia deve rispettare le condizioni esistenti.

Per paura di un imminente crollo finanziario, i depositanti greci si affrettano a ritirare i propri depositi. Questa volta, la Banca Centrale Europea si rifiuta di offrire un piano di salvataggio lasciando le banche greche a corto di liquidità. Il governo greco istituisce una forma di controllo sui capitali ed è in ultima istanza forzata ad emettere dracme per garantire liquidità al suo interno.

Con l’uscita della Grecia dall’eurozona, gli occhi vengono puntati sulla Spagna. La Germania e altri paesi rimangono inizialmente irremovibili sul fatto che faranno qualunque cosa sia necessaria per evitare un simile assalto agli sportelli in Spagna. Il governo spagnolo annuncia nuovi tagli fiscali e riforme strutturali, e, grazie al sostegno dei fondi del Meccanismo di Stabilità europea, la Spagna rimane finanziariamente a galla per diversi mesi.

Ma l’economia spagnola continua a deteriorare e la disoccupazione naviga verso il 30%. Violente proteste contro le misure di austerità messe in atto dal Primo Ministro Mariano Rajoy lo portano a indire un referendum. Il suo governo non riesce a raggiungere il sostegno elettorale necessario ed è costretto a dare le dimissioni, gettando il paese nel pieno caos politico. La Merkel taglia ulteriormente il sostegno alla Spagna affermando che i contribuenti tedeschi hanno già dato abbastanza. La corsa agli sportelli spagnoli, il crollo finanziario e l’uscita dall’euro si susseguono in tempi brevi. 

In un mini-vertice organizzato di fretta, Germania, Finlandia, Austria e Paesi Bassi annunciano che non rinunceranno all’euro come loro valuta comune, il che finisce solo per creare un’ulteriore pressione finanziaria su Francia, Italia ed altri stati membri. Mentre viene assimilata la realtà della parziale dissoluzione dell’eurozona, il crollo finanziario si propaga dall’Europa agli Stati Uniti fino all’Asia.

Il nostro scenario prosegue in Cina dove la leadership di trova ad affrontare una crisi interna. Il rallentamento dell’economia ha già inasprito il conflitto sociale ed i recenti sviluppi in Europa hanno aggiunto benzina al fuoco. Con la cancellazione in massa degli ordini di esportazione da parte dell’Europa, le fabbriche cinesi si trovano di fronte alla prospettiva di una grave ondata di licenziamenti. Iniziano le manifestazioni nelle principali città per chiedere la fine della corruzione tra i funzionari del partito.

Il governo cinese decide di non poter rischiare nuovi conflitti e annuncia un pacchetto di misure per dare una spinta alla crescita economica ed evitare i licenziamenti tramite un sostegno finanziario diretto agli esportatori ed un intervento sui mercati valutari per indebolire il renminbi.

Negli Stati Uniti, il Presidente Mitt Romney ha appena assunto il suo mandato a seguito di una dura campagna elettorale nella quale ha schernito Obama per essere stato troppo docile nei confronti delle politiche economiche della Cina. La combinazione di un contagio finanziario dall’Europa, che ha già portato a importanti strette creditizie, ed un’ondata improvvisa di importazioni a basso costo dalla Cina lasciano l’amministrazione Romney in un vicolo cieco. Andando contro i suggerimenti dei suoi consiglieri economici, Romney annuncia l’imposizione di un dazio d’importazione generalizzato sulle esportazioni cinesi. I suoi sostenitori del Tea Party, critici rispetto all’idea di mobilitare il sostegno elettorale a suo favore, lo incitano ad andare oltre e a ritirarsi dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. 

Negli anni a seguire, l’economia cade in ciò che i futuri storici chiameranno Seconda Grande Depressione. La disoccupazione aumenta fino a toccare livelli record, i governi privi di risorse fiscali non hanno altra opzione se non quella di rispondere con modalità che non faranno altro che inasprire i problemi degli altri paesi: protezionismo commerciale e svalutazione competitiva del tasso di cambio della valuta. Con lo sprofondare dei paesi in un’autarchia economica, i continui vertici economici globali danno scarsi risultati al di là delle vacue promesse di cooperazione.

A pochi paesi viene risparmiata la strage economica. Quelli con una prestazione relativamente buona condividono tre caratteristiche: un basso livello di debito pubblico, una dipendenza limitata dalle esportazioni o dai flussi di capitale e solide istituzioni democratiche. L’India ed il Brasile diventano quindi dei rifugi relativi nonostante la drastica riduzione anche delle loro prospettive di crescita.

Come nel caso della Grande Depressione, le conseguenze politiche sono più serie ed hanno un effetto significativo nel lungo termine. Il crollo dell’eurozona (e, per tutti gli obiettivi concreti, dell’UE stessa) obbliga a fare un riallineamento delle politiche europee. La Francia e la Germania si trovano a competere apertamente come centri alternativi di influenza nei confronti dei più piccoli stati europei. I partiti del centro pagano il prezzo del loro sostegno al progetto d’integrazione europea e vengono ripudiati nelle elezioni dai partiti di estrema destra o estrema sinistra. I governi nativisti iniziano a buttare fuori gli immigrati.

Per i paesi vicini, l’Europa non brilla più come il fuoco della democrazia. Il Medio Oriente arabo fa una svolta decisiva verso gli stati islamici autoritari, mentre in Asia, il contrasto economico tra Cina e Stati Uniti si tramuta in conflitto militare con scontri navali sempre più frequenti nel Mar Cinese Meridionale minacciando di trasformarsi in una guerra su vasta scala.

Molti anni dopo, alla Merkel, che si è nel frattempo ritirata dalla politica diventando una reclusa, viene chiesto se avrebbe fatto qualcosa di diverso durante la crisi dell’euro. Purtroppo la sua risposta arriva troppo tardi per cambiare il corso della storia.

Uno scenario remoto? Forse, ma non abbastanza remoto.

Traduzione di Marzia Pecorari