PRINCETON – Quando diventa legittimo mentire? E la menzogna può essere in certi casi virtuosa? Nella tradizione machiavellica, la menzogna è a volte giustificata da riferimenti alle alte necessità dettate dal mestiere della politica e a volte dalla pretesa che lo stato rappresenti il bene pubblico ed un livello più elevato di moralità. Questa tradizione è ora di nuovo in auge con il ritorno nei dibattiti della questione della falsità politica.
Il Ministro Tedesco della Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg, è stato costretto a dire la verità riguardo al plagio della sua tesi di dottorato, o la sua bugia era in questo caso giustificata dal ruolo importante che svolgeva all’interno del governo? L’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein da parte degli Stati Uniti nel 2003 può essere ritenuta illegittima in quanto basata sulla falsità di informazioni legate alla presenza di armi di distruzione di massa? E gli anti-abortisti statunitensi possono essere giustificati per aver ingaggiato degli attori con storie false da inviare agli uffici dell’ente “Planned Parenthood” con lo scopo di screditare i loro oppositori?
La variante economica del machiavellismo è potente tanto quanto la pretesa che la falsità politica sia virtuosa. Sembra che mentire o nascondere la verità in alcune circostanze possa rendere le persone più ricche. L’inganno può essere una fonte di conforto, così come ci si può sentire a proprio agio in un cumulo di bugie.
Uno degli esempi più eclatanti riguarda la Grande Depressione, un’epoca alla quale i policymaker fanno spesso riferimento nel tentativo di farsi una ragione del periodo successivo alla crisi del 2007. Negli anni ’30 diversi paesi subirono degli assalti agli sportelli bancari che causarono danni enormi ed immediati, provocando la crisi dell’occupazione in seguito al fallimento dei business meritevoli di credito.
Ci fu solo un’eccezione nella storia dell’epoca della depressione e degli assalti agli sportelli: l’Italia, dove il governo fascista di Mussolini controllava la stampa, compresa la stampa finanziaria. Sebbene le principali banche italiane fossero costruite sullo stesso modello di quelle di Austria e Germania, il cui crollo aveva provocato una conflagrazione globale, e sebbene le banche italiane fossero insolventi, la stampa non si occupava di queste problematiche. Il giornalismo finanziario era rassicurante, non c’era alcun panico nel settore bancario ma solo una lieve depressione.
Dato che, in generale, la fiducia ha un ruolo preponderante nelle crisi finanziarie, l’esempio di Mussolini prese piede immediatamente. Gli stati potevano creare, in modo apparente, quasi magico, la sicurezza e la fiducia semplicemente imponendole. Ad Adolf Hitler piaceva dire che la ragione ultima della stabilità del Reichsmark fossero i campi di concentramento.
L’inganno sta assumendo un aspetto interessante per molti business individuali. Non sarebbe auspicabile nascondere le perdite fino alla scomparsa dell’incertezza e al ritorno della fiducia? In tal caso nuovi profitti potrebbero essere utilizzati per tamponare le lacune e nessuno verrebbe mai a sapere del successo apparente di ciò che in è, in realtà, un inganno.
Ammorbidire la verità ha da sempre destato un’enorme attrattiva anche per i governi moderni che tendono ad anticipare i guadagni per apparire meritevoli di credito e a riclassificare i prestiti stranieri come debito interno per apparire migliori di fronte alle statistiche del Fondo Monetario Internazionale.
Per i business individuali il travisamento finanziario è illegale. Il perché è abbastanza evidente quasi per tutti. L’uso legale dell’onestà nel mantenere e riportare i resoconti finanziari è un aspetto indispensabile per un’economia di mercato ben funzionante. Senza la certezza, anche minima, che le dichiarazioni finanziarie siano reali, si arriverebbe ad una perdita totale di fiducia.
Ma la disonestà nel caso dei governi non è poi così diversa. E’ sconvolgente quando l’inganno viene svelato ed in effetti, un eventuale travisamento da parte di un governo, sostenuto dal principio secondo cui l’ingenuità politica sarebbe in grado di stabilizzare le aspettative, è in realtà alla radice di molte crisi.
Nel 1994, il Messico diede uno scossone all’economia globale nel momento in cui l’entità del suo debito interno in relazione ai tesobonos divenne evidente (seppur denominato dal dollaro). La falsa dichiarazione da parte della Grecia sulla sua posizione fiscale, in aggiunta alla tolleranza o trascuratezza da parte della Commissione Europea dell’inganno contabile greco, provocò nel 2010 la crisi dell’euro. La rivelazione di tale inganno ha reso impossibile credere che i governi implementino effettivamente le regole in modo adeguato e giusto.
Ma il travisamento non è solo la causa principale delle crisi economiche e finanziarie, è anche ciò che porta principalmente alle rivoluzioni. Le ragioni principali delle proteste contro il Presidente tunisino Zine al-Abidine Ben Ali sono state le rivelazioni della diplomazia statunitense da parte di Wikileaks sulla corruzione del regime. L’effetto domino scaturito dalla rivolta tunisina ha prodotto nuovi resoconti di corruzione ed inganno dall’Egitto alla Libia per arrivare al Golfo, alimentando la rabbia e rendendo i regimi più vulnerabili.
Ma c’è un’argomentazione pragmatica e ben teorizzata contro il Machiavellismo. Grazie ai mezzi di comunicazione moderni, un occultamento come quello macchinato da Mussolini nel 1931 sarebbe del tutto insostenibile al giorno d’oggi. Inoltre qualsiasi tentativo di inganno richiede un procedimento di travisamento molto più complesso che avrebbe delle conseguenze gravi nel caso in cui eventuali decisioni successive venissero prese sulla base di ipotesi sbagliate.
Per tornare all’esempio dell’epoca della depressione in Italia, l’istituzione della società finanziaria allo scopo di salvare le banche e mantenere la fiducia è diventata un peso burocratico e costoso sempre più grande per l’economia italiana: un colosso quasi indistruttibile durato 50 anni e sopravvissuto al regime di Mussolini.
I mercati funzionano in relazione ad un processo di continua scoperta di informazioni. Il tentativo di scoraggiare il flusso di informazioni porta al travisamento e non alla fiducia. E, come stiamo ora osservando nel Medio Oriente, lo stesso vale per i sistemi politici. Tuttavia, nessuna crisi economica o rivoluzione politica potrà mai cambiare l’insita tendenza dei governi a credere di saperne di più.


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