Thursday, July 24, 2014
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Necessità vs. avidità

NEW YORK – Una delle frasi più note del grande leader morale dell’India, Mohandas Gandhi, suona così: «La Terra produce abbastanza per soddisfare i bisogni di ognuno, ma non per soddisfare l’avidità di tutti». È un’affermazione che oggigiorno non potrebbe essere più attuale. 

Il mondo sta sfruttando le proprie risorse senza limiti. E i risultati sono ogni giorno davanti agli occhi di tutti: alluvioni catastrofiche, periodi di siccità e tempeste, nonché la conseguente impennata dei prezzi sul mercato. Il nostro destino ora dipende solo da noi, dobbiamo decidere se collaborare o rimanere vittime dell’effetto boomerang della nostra avidità.

I limiti dell’economia globale sono nuovi e derivano dalle straordinarie dimensioni della popolazione mondiale e dalla sorprendente diversificazione di crescita economica registrata in quasi tutto il mondo. Ora vivono sulla Terra sette miliardi di persone, rispetto ad appena tre miliardi circa mezzo secolo fa. Oggi, il reddito medio pro capite è 10.000 dollari, con una media di circa 40.000 dollari per il mondo ricco e di circa 4.000 dollari per il mondo in via di sviluppo. Ciò significa che l’economia mondiale ora produce all’incirca 70mila miliardi di dollari all’anno, rispetto ai 10mila miliardi di dollari del 1960.

L’economia cinese sta crescendo a una velocità del 10% annuo, e l’India non è da meno. L’Africa, da sempre nota come la regione più arretrata del mondo, sta registrando una crescita media annua del Pil intorno al 5%. Nel complesso, i paesi in via di sviluppo stanno crescendo a un tasso del 7% annuo, mentre le economie sviluppate a un tasso del 2%, raggiungendo così una media globale del 4,5%.

Questa è una buona notizia sotto molti aspetti. La rapida crescita economica dei paesi in via di sviluppo contribuisce ad alleviare la povertà. In Cina, ad esempio, la povertà estrema si è ridotta passando da oltre la metà della popolazione 30 anni fa a circa il 10% di oggi.

Tuttavia, dobbiamo comprendere bene anche un altro aspetto della storia sulla crescita globale. Con un tasso di crescita pari al 4-5% annuo, l’economia mondiale raddoppierà le proprie dimensioni in meno di 20 anni. Gli attuali 70mila miliardi di dollari diventeranno 140mila miliardi prima del 2030, e 280mila miliardi prima del 2050, calcolati in base al tasso di crescita odierno.

Il nostro pianeta non riuscirà a sostenere fisicamente questa crescita economica esponenziale se lasceremo che l’avidità la faccia da padrona. Il peso dell’economia mondiale sta già distruggendo la natura, esaurendo rapidamente le scorte energetiche di carburanti fossili che la natura ha creato in milioni di anni, mentre i conseguenti cambiamenti climatici hanno provocato una forte instabilità in termini di precipitazioni piovose, temperature e violente tempeste.

Sono queste le pressioni a cui assistiamo ogni giorno sul mercato. Il prezzo del petrolio ha raggiunto il livello record di oltre 100 dollari a barile, mentre Cina, India e altri paesi importatori di petrolio si uniscono agli Stati Uniti nella corsa tesa al rastrellamento di scorte, acquistandole soprattutto dal Medio Oriente. Anche i prezzi dei prodotti alimentari sono ai loro massimi storici, incrementando la povertà e scatenando rivolte.

Da un lato, ci sono più bocche da sfamare, che in media contano su un maggiore potere di acquisto. Dall’altro, le ondate di caldo, i periodi di siccità, le inondazioni e altri disastri naturali indotti dai cambiamenti climatici stanno distruggendo le coltivazioni e riducendo le scorte di cereali nei mercati mondiali. Dopo la siccità che ha colpito negli ultimi mesi Russia e Ucraina e le violente alluvioni in Brasile e in Australia, ora la siccità minaccia il raccolto di cereali nella Cina settentrionale.

Ma c’è anche qualcosa che si nasconde e che è molto pericoloso. Nelle zone più popolose del mondo, incluse le regioni produttrici di cereali dell’India settentrionale, della Cina settentrionale e del Midwest americano, i coltivatori stanno sfruttando le acque freatiche per irrigare i terreni. Le grandi falde acquifere che forniscono acqua per l’irrigazione si stanno esaurendo. In alcune zone dell’India, il livello freatico è diminuito di parecchi metri negli ultimi anni. Alcuni pozzi profondi stanno raggiungendo il punto di esaurimento, con la salinità destinata a crescere dal momento che l’acqua oceanica si sta infiltrando nella falda acquifera.

A questo punto, una catastrofe sarà inevitabile, a meno che non cambieremo atteggiamento. Ed ecco le parole di Gandhi. Se le nostre società saranno guidate dal principio dell’avidità, con i ricchi che faranno di tutto per diventare ancora più ricchi, la crescente crisi delle risorse porterà a un divario sempre più ampio tra ricchi e poveri – e probabilmente a una lotta sempre più violenta per la sopravvivenza.

I ricchi cercheranno di utilizzare il proprio potere per impossessarsi sempre più di terra, acqua ed energia, e molti useranno anche mezzi violenti per farlo, qualora necessario. Gli Stati Uniti hanno già seguito una strategia di militarizzazione in Medio Oriente nell’ingenua speranza che un tale approccio potesse garantire la sicurezza delle fonti di approvvigionamento energetico. Ora la competizione per tali scorte si sta intensificando, dal momento che Cina, India e altri paesi competono per le stesse risorse (in esaurimento).

Anche l’Africa è scenario di una presa di potere analoga. I prezzi dei prodotti alimentari alle stelle stanno innescando una corsa alla terra africana, dal momento che i potenti politici vendono agli investitori esteri ampi terreni agricoli, ignorando i tradizionali diritti terrieri dei piccoli e poveri proprietari terreni. Gli investitori esteri sperano di utilizzare ampie aziende agricole meccanizzate per una produzione finalizzata all’export, lasciando poco o nulla alle popolazioni locali.


Ovunque nei paesi leader – inclusi Usa, Regno Unito, Cina e India – i ricchi godono di redditi elevati e di un crescente potere politico. L’economia americana è trainata dai miliardari, dal settore petrolifero e da altri settori chiave. Gli stessi trend minacciano le economie emergenti, dove ricchezza e corruzione sono in aumento.

Se a prevalere sarà l’avidità, il motore della crescita economica darà fondo alle nostre risorse, abbandonerà al proprio destino i poveri e ci spingerà in una profonda crisi economica, politica e sociale. L’alternativa è la strada della cooperazione politica e sociale, sia all’interno dei singoli paesi che a livello internazionale. Ci saranno risorse e prosperità a sufficienza per tutti se le economie passeranno alle fonti di energia rinnovabile, a pratiche agricole sostenibili e a una ragionevole tassazione delle classi agiate. Questa è la strada che conduce a una condivisione della prosperità, perseguibile con un incremento delle tecnologie, con la correttezza politica e la consapevolezza morale.

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