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Una Grande Riforma in pacchetti piccoli

BRUSSELS – La Francia, oggi alla presidenza del G-20, ha scelto la riforma del sistema monetario internazionale come priorità principale del summit di Cannes che si terrà a novembre. Ma la questione merita il tempo e l’energia che i funzionari le dedicheranno? E tale discussione dove può portare?

Quando il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato la propria agenda per il G-20 un anno fa, erano in molti ad aspettarsi che alla fine del 2011 l’economia mondiale stesse avanzando ad una tranquilla velocità di crociera. Allo stesso tempo, le crescenti preoccupazioni per le “guerre valutarie” ci hanno fatto capire che le priorità di Sarkozy erano corrette.

Sfortunatamente, altre questioni richiedono ora un’attenzione più pressante: con la ripresa che rallenta e la crescente crisi del debito nella testa di tutti, concentrarsi su una riforma finanziaria a lungo termine può sembrare una distrazione.

Si possono comunque trovare spunti di discussione in modo da tenere aperto il dibattito sul tema. Infatti, i limiti del sistema finanziario globale hanno contribuito, negli ultimi anni, a molti dei fallimenti del sistema economico: eccedenza della liquidità globale; sovra- accumulazione di riserve ufficiali in dollari; politiche irregolari in risposta al surplus ed al deficit del conto delle partite correnti; resistenza nei confronti dei necessari aggiustamenti del tasso di cambio nei paesi emergenti; contemporanea presenza di andamenti deflazionistici e inflazionistici a livello globale.

Tutti questi punti deboli sono in qualche modo manifestazioni delle stesse carenze del sistema finanziario internazionale. Affrontarle forse non risolverebbe gli attuali dolorosi disastri economici, ma potrebbe aiutare a limitare la formazione di nuovi problemi ed offrire una guida per alleviare le odierne preoccupazioni.

Qui entra in scena la seconda domanda – dove può portare un’analisi di questo tipo?

La Francia, paradossalmente, non ha chiarito quali problemi ci si aspetta siano risolti dalla riforma della finanza globale, né ha proposto un piano di base per tale riforma. Piuttosto, ha affrontato gli argomenti uno per volta, cercando di guadagnare consenso su ciascuno separatamente: il completamento degli sforzi intrapresi dalla presidenza coreana del 2010 per rafforzare i sistemi multilaterali di liquidità; il rafforzamento della sorveglianza multilaterale; l’uso adeguato dei controlli di capitale; e un cambio nella composizione del paniere delle valute che compongono i Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale, un’unità di conto che un tempo si pensava potesse evolvere in un deposito mondiale di valuta.

Quest’approccio frammentario è politicamente di buon senso ma dal punto di vista analitico lascia perplessi, perché non fornisce nessuna traccia del quadro d’insieme. I punti sono là, ma è molto difficile capire come connetterli. Dal momento che il sistema finanziario internazionale ha storicamente sperimentato pochi cambiamenti, il tentativo di rinnovamento dovrà compiere molta strada. Di conseguenza, si dovrebbe valutare l’adeguatezza dei “piccoli passi” da una prospettiva che si estenda almeno ai prossimi 10-15 anni:

Lo scenario più probabile su questo orizzonte è un sistema multi-polare con una o più monete- chiave internazionali, dove l’euro (ammesso che sopravviva) e lo yuan sono i principali candidati ad essere secondi al dollaro in questo ruolo. Di certo, entrambe le monete presentano gravi carenze, e non si può escludere che una sola di esse ottenga lo status di valuta internazionale –o che altre valute possano emergere, ma in un orizzonte significativamente più a lungo termine. Ma la logica economica punta inequivocabilmente in direzione del multipolarismo.

Il multipolarismo promette la mobilità dei capitali e la flessibilità dei tassi di cambio tra i poli, e così pure lo sviluppo in ogni regione di un mercato liquido per i titoli di riferimento. Ma la stabilità di un sistema effettivamente multi-polare non può essere data per scontata, poiché essa richiederà che ciascun polo monetario sia d’accordo nel distanziarsi dalle mere priorità nazionali e nell’essere pronto ad adempiere agli obblighi internazionali, in tempi normali come in periodi di crisi.

I principali blocchi economici e finanziari chiaramente oggi non presentano tali pre-condizioni, anche se per ragioni diverse. La Cina ha intrapreso passi significativi verso l’internazionalizzazione della valuta, ma il sistema di policy rimane molto orientato all’interno del paese. L’eurozona, oggi fortemente sotto stress, può riemergere rafforzata dall’attuale crisi, ma dovrà discostarsi dalla sua tradizionale posizione di neutralità nei confronti dell’internazionalizzazione. E gli Stati Uniti ancora non vogliono accettare la piena responsabilità per le ripercussioni globali delle loro politiche macroeconomiche.

Poiché il sistema monetario internazionale si sposta verso la multi-polarità, il ruolo di un coordinamento internazionale è quello di cogliere pianamente i benefici di questo movimento di mercato e attenuare i rischi impliciti. Da questa prospettiva dovrebbe essere interpretato il dibattito concernente l’estensione del paniere DSP (includendo lo yuan) ed il coordinamento degli accordi bilaterali di swap.

Un sistema effettivamente bilaterale, organizzato attorno ad una valuta “quasi- globale” ed una amministrazione centralizzata della liquidità globale, rimane un esito possibile, ma non il più probabile. A breve termine, le condizioni necessarie non potranno verificarsi, anche perché nessuno dei paesi più importanti è pronto per discostarsi dalle priorità nazionali. Ad ogni modo, in futuro (diciamo, in occasione di un’altra crisi globale), uno scenario simile può tornare in primo piano.

È improbabile che queste ampie prospettive vengano dibattute a Cannes. Forse questo è inevitabile, dato che i leader devono concentrarsi su ciò che possono effettivamente offrire. Ciò nondimeno, sarebbe preferibile lasciare ai ministri delle finanze i tecnicismi del paniere DSP ed i sistemi di fornitura di liquidità, e permettere che i capi di stato e di governo discutano la questione per cui sono indispensabili: le politiche per la riforma della finanza globale.

L’ articolo si basa su un recente report  redatto a più mani, Global Currencies for Tomorrow: A European Perspective (Bruegel and CEPII, 2011).

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