Thursday, August 21, 2014
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Il muro di denaro costruito dalla Bce

BRUXELLES – Durante tutta la crisi il comportamento della Banca centrale europea è stato condizionato dalle tensioni tra ciò che poteva e non poteva fare.

La Bce è l’unica istituzione dell’Unione europea in grado di fornire finanziamenti illimitati ai governi, anche se il suo statuto vieta i salvataggi dei Paesi membri. Ciò nonostante, la Bce ha fornito ingenti iniezioni di liquidità al sistema finanziario, indirettamente allentando la pressione sui rifinanziamenti debitori dei governi. Nell’ambito del Securities Market Program, la Bce sta acquistando da 18 mesi titoli di Stato – per oltre 200 miliardi di euro (254 miliardi di dollari) – sul mercato secondario. Ha altresì concesso prestiti al settore bancario, lanciando di recente un’operazione di rifinanziamento a tre anni che ha generato una richiesta da parte delle banche dell’Eurozona pari a 489 miliardi di euro.

Nel suo discorso di inizio dicembre al Parlamento europeo, il Presidente della Bce Mario Draghi ha ribadito il proprio impegno a fornire un sostegno illimitato alle banche per evitare il rischio di “credit crunch”, ossia di stretta creditizia. Ed è in questi termini che si colloca il muro di denaro costruito dalla Bce poco prima di Natale.

Draghi ha lasciato che fossero le banche nazionali a decidere se utilizzare la liquidità per acquistare titoli di Stato ad alto rendimento. Il presidente francese Nicolas Sarkozy e la banca centrale francese (membro della Bce) sono stati meno timidi; hanno esortato le banche italiane e spagnole ad acquistare il debito dei rispettivi governi.

La logica politica alla base di tale appello è presto detta. Se le banche procedono con gli acquisti dei propri titoli di Stato, tutto il debito pubblico sarà progressivamente rinazionalizzato, insieme ai prestiti al settore privato che le banche sottocapitalizzate hanno recentemente concesso solo a livello locale. Il cosiddetto “Sarkozy carry trade” non è la soluzione alle conseguenze sistemiche di un tracollo dei debiti sovrani, ma risolverebbe una situazione delicata dal punto di vista politico, in cui i governi vulnerabili dell’Eurozona tengono in ostaggio le banche straniere solo in alcuni Paesi. In questo l’esperienza greca è stata di insegnamento per la Francia.

L’aspetto preoccupante è che sinora le banche non hanno utilizzato la liquidità, anzi l’hanno parcheggiata presso i forzieri della Bce. I depositi “overnight” della banca sono passati da 250 miliardi di euro a 400 miliardi di euro subito dopo la straordinaria asta di rifinanziamento – e a 480 miliardi di euro in questi ultimi giorni. Tale comportamento riflette l’incertezza delle banche, ma lasciare il denaro presso la Bce è un’operazione in perdita che non potrà essere sostenuta all’infinito. Prima o poi le banche utilizzeranno la liquidità. La domanda è: in che modo? 

Il primario interesse delle banche è quello di aggiustare i nuovi requisiti patrimoniali e risanare i propri bilanci per rimettere in sesto il settore finanziario; utilizzeranno quindi il denaro della Bce per soddisfare tale obiettivo nel modo economicamente più vantaggioso. Se, ad esempio, useranno il denaro per continuare a finanziare il settore privato, valuteranno il merito di credito dei clienti con lungimiranza.

Di conseguenza, alla pari del credito fornito dalle banche italiane e spagnole negli ultimi mesi, gran parte della nuova liquidità sarà concessa in prestito, a livello locale, alle famiglie sicure e alle grandi aziende consolidate, e ciò consentirà ai mercati bancari di continuare a funzionare, anche se è improbabile che iniettino nel sistema quel tipo di stimolo di cui ora hanno bisogno le economie europee.

L’alternativa è la proposta avanzata da Sarkozy e dalla Banque de France, ossia acquisti di titoli di Stato da parte delle rispettive banche nazionali europee. Ovviamente, è difficile immaginare che le banche utilizzino tutto il denaro per acquistare gli stessi strumenti finanziari che alcune di esse hanno cercato di vendere negli ultimi mesi. Ma non significa che non ne compreranno affatto. Di fatto, parte dei 489 miliardi di euro è già stata impiegata a tale scopo.

Tale notizia non dovrebbe cogliere di sorpresa. Le banche italiane e spagnole, che hanno ricevuto fondi dalla Bce a un tasso molto basso, possono trarre grandi vantaggi dagli elevati profitti che ora offrono i loro titoli di Stato. Questi investimenti possono stabilizzare i finanziamenti destinati ai governi e rafforzare i bilanci bancari.

Resta comunque un avvertimento. Le banche hanno acquistato solo gli asset a breve scadenza, soprattutto con scadenze di tre anni (per pareggiare le passività con la Bce). Non c’è quindi desiderio di sostenere i governi più di quanto la stessa Bce non sia disposta a fare. Fatto ancora più importante, la Bce è di fatto il prestatore di ultima istanza, mentre i sistemi bancari stranieri stanno drasticamente riducendo l’esposizione ai rischi verso l’estero.

Probabilmente il muro di denaro predisposto dalla Bce riuscirà solo in parte a sostenere l’economia reale. Se le banche utilizzeranno ora i soldi parcheggiati presso la Bce per continuare ad acquistare titoli di Stato a breve scadenza, questo muro di denaro avrà un grosso impatto sulle interconnessioni finanziarie dei Paesi dell’Eurozona. Invece di incidere sulle banche estere solo nei Paesi direttamente esposti, un default potrebbe colpire il bilancio della Bce, e le perdite sarebbero distribuite su tutte le banche centrali della zona euro – stiamo parlando di una morbida forma di socializzazione debitoria che potrebbe preparare il terreno a soluzioni come gli Eurobond.

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