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Powell non è Volcker

CAMBRIDGE – C’era quasi da sentirsi dispiaciuti per il presidente della Federal Reserve americana Jerome Powell quando, durante la testimonianza al Congresso nel settembre scorso, ha espresso frustrazione per le pressioni inflazionistiche sull’economia americana. La cosa positiva è che ha finalmente riconosciuto l’esistenza di un’inflazione destinata a durare ben più di qualche mese.  

Ma poi è andato avanti dicendo che la politica monetaria espansiva della Fed non aveva alcuna responsabilità in merito. Tale politica prevede tassi di interesse nominali a breve termine vicini allo zero, un ampliamento del bilancio della Fed fino alla strabiliante cifra di 8 trilioni di dollari, e la prosecuzione del programma di acquisti di asset a un ritmo mensile di 120 miliardi di dollari. Se c’è mai stata una politica monetaria aggressiva, è certamente questa.   

Powell continua a insistere che il picco di inflazione attuale è dovuto perlopiù a colli di bottiglia temporanei e a problemi nelle catene di approvvigionamento, frutto della recessione causata dalla pandemia e della conseguente ripresa disomogenea. In quest’ottica, la Fed è soltanto un agente passivo che fa il possibile per fornire liquidità affinché l’inflazione dal lato dell’offerta non dissesti i mercati finanziari e l’economia in generale.    

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