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La democrazia fa marcia indietro nel Sud-est asiatico

KUALA LUMPUR – Da decenni, alcuni movimenti incentrati sul potere del popolo in tutto il Sud-est asiatico lottano per le riforme democratiche, i diritti umani, un miglior accesso a un’istruzione e a un’assistenza sanitaria di qualità, e per porre fine alla povertà estrema. Alla base di questi movimenti vi è una visione di prosperità inclusiva e di giustizia sociale che rappresenta un’alternativa alla “via della schiavitù” neoliberista su cui gran parte della regione ha sempre viaggiato in automatico.

Purtroppo, le sofferte conquiste degli ultimi decenni sono adesso in pericolo. Il Sud-est asiatico sta facendo marcia indietro sulla strada verso la democrazia, e il deterioramento della responsabilità istituzionale è destinato a produrre risultati ben noti, come la concentrazione dei poteri, una massiccia corruzione e la ricerca del profitto da parte delle élite imprenditoriali e politiche, la repressione dei media e la limitazione della libertà di associazione. Se a ciò aggiungiamo l’impatto destabilizzante del cambiamento climatico, delle migrazioni di massa, della crescente insicurezza alimentare e della disuguaglianza economica, i rischi non potranno che aggravarsi ulteriormente.  

La probabilità di un’ascesa del fascismo e dell’autoritarismo, quindi del crollo delle società libere, è sempre più elevata, anzi, è già in atto. L’unico modo per contrastare queste forze è attraverso un forte impegno verso la riforma delle istituzioni, la buona governance e l’assunzione di responsabilità.

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