Businessmen standing on world map, waving American and Chinese flags PhotoAlto/Milena Boniek/Getty

Il rischio di un nuovo diverso ordine economico

LONDON – Il mese prossimo, quando i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali provenienti da oltre 180 paesi si riuniranno a Washington per le riunioni annuali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, dovranno far fronte a un ordine economico globale in crescente tensione. Non essendo riuscito a garantire la prosperità economica inclusiva di cui è in grado, tale ordine è soggetto a un aumento dei dubbi e a all’incrementarsi delle sfide. Escludendo una correzione di tale tendenza, i rischi che l'ordine attuale si trasformerà in un diverso ordine economico a livello mondiale non faranno che intensificarsi.

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L'attuale ordine economico internazionale, guidato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati dopo la seconda guerra mondiale, è sostenuto da istituzioni multilaterali, tra cui l’Fmi e la Banca mondiale. Queste istituzioni sono state pensate per definire gli obblighi dei paesi membri e hanno incarnato una serie di migliori pratiche economico-politiche che si sono evolute in quello che è diventato noto come il "consenso di Washington".

Tale consenso era radicato in un paradigma economico che mirava a promuovere interazioni a vantaggio di tutti i paesi, sottolineando la liberalizzazione del commercio, i flussi di capitali transfrontalieri relativamente illimitati, i prezzi liberi del mercato e la deregolamentazione interna. Tutto ciò era in netto contrasto con quanto sviluppato dietro la cortina di ferro e in Cina durante la prima metà del dopoguerra.

Per diversi decenni, l'ordine internazionale guidato dall'Occidente ha funzionato bene, contribuendo a garantire prosperità e relativa stabilità finanziaria. Poi è stato scosso da una serie di shock finanziari che hanno raggiunto il culmine nella crisi finanziaria globale del 2008, la quale ha innescato fallimenti economici a cascata, spingendo il mondo al limite di una devastante depressione pluriennale. Si trattava della più grave crisi economica dalla Grande Depressione degli anni Trenta.

Ma la crisi non si è verificata all’improvviso per sfidare un ordine economico sano. Al contrario, l'evoluzione dell'ordine globale è stata per lungo tempo superata dai cambiamenti economici strutturali sul campo, con le istituzioni di governo multilaterali che impiegano troppo tempo per riconoscere pienamente il significato degli sviluppi del settore finanziario e il loro impatto sull'economia reale o per dare spazio sufficiente alle economie emergenti.

Ad esempio, le strutture di governo, compreso il potere di voto, corrispondono meglio alle realtà economiche di ieri che a quelle di oggi e di domani. E la nazionalità, anziché il merito, è ancora la guida dominante per la nomina dei capi di queste istituzioni, con le posizioni più alte riservate ancora ai cittadini europei e statunitensi.

Le conseguenze destabilizzanti di questo fallimento cronico a riformare sufficientemente la governance multilaterale sono state aggravate dalla lotta della Cina per conciliare le sue priorità nazionali con le sue responsabilità economiche globali in quanto seconda maggiore economia mondiale. Numerosi altri paesi, in particolare tra le economie avanzate, non sono riusciti neanche a trasformare le proprie politiche nazionali per contribuire alle modifiche delle relazioni economiche derivanti dalla globalizzazione, liberalizzazione e deregolamentazione.

Di conseguenza, l'equilibrio tra vincitori e vinti è diventato sempre più estremo e più difficile da gestire, non solo economicamente, ma anche politicamente e socialmente. Con troppe persone che si sentono emarginate, dimenticate e disprezzate - e arrabbiate nei confronti dei leader e delle istituzioni che hanno permesso che ciò accada - la pressione politica interna si è intensificata, portando i paesi a chiudersi.

Questa tendenza si riflette nelle recenti sfide a diversi aspetti dell'ordine economico, come l'Accordo nordamericano del libero scambio, nonché il ritiro dell'America dal Partenariato Trans-Pacifico e la rinuncia del Regno Unito all'adesione all'Unione europea. Tutto ciò sta gettando un'ombra sul futuro del sistema economico globale.

La chiusura interna dell'America, già in corso da diversi anni, è stata particolarmente significativa, perché lascia l'ordine mondiale senza una guida principale. Dal momento che nessun altro paese o gruppo di paesi è in grado di prendersi questa responsabilità, l'emergere di ciò che lo scienziato politico Ian Bremmer ha chiamato "era del G-Zero" diventa molto più probabile.

La Cina sta rispondendo all’indebolimento del sistema globale accelerando i suoi sforzi per costruire piccole reti, tra cui le tradizionali strutture di potere dominate dall'Occidente. Ciò ha incluso l'istituzione della banca asiatica di investimento per le infrastrutture, la proliferazione di accordi bilaterali di pagamento e il perseguimento della " Belt and Road Initiative" per costruire infrastrutture che collegano la Cina con l'Asia occidentale, l'Europa e l'Africa.

Queste dinamiche stanno rafforzando le tensioni commerciali e aumentando il rischio di una frammentazione economica. Se questa tendenza continua, la configurazione economica e finanziaria globale diventerà sempre più instabile, amplificando le minacce geopolitiche e di sicurezza in un momento in cui un migliore coordinamento transfrontaliero è vitale per affrontare le minacce da parte di attori non statali e di regimi destabilizzanti, come la Corea del Nord. Nel tempo, i rischi associati a questo cambiamento verso un diverso ordine economico mondiale potrebbero avere gravi effetti negativi sulla geopolitica e la sicurezza nazionale.

Nessuno di questi è nuovo. Tuttavia, anno dopo anno, le maggiori cariche di governo nelle riunioni annuali del Fondo monetario e della Banca mondiale non riescono ad affrontarlo. Quest'anno probabilmente non sarà diverso. Invece di discutere di passi concreti per rallentare e invertire la marcia verso un diverso ordine economico mondiale, i funzionari probabilmente accoglieranno lo slancio ciclico della crescita globale e spingeranno i paesi membri a fare di più per rimuovere gli ostacoli strutturali per una crescita più rapida, più duratura e più inclusiva.

Anche se ciò è comprensibile, non è abbastanza positivo. I prossimi incontri offrono un'opportunità cruciale per avviare una discussione seria su come arrestare le dinamiche a svantaggio di tutti, che stanno avendo conseguenze nell'economia globale. Quanto più tempo ci vorrà perché i semi della riforma vengano seminati, tanto meno probabilmente si trasformeranno in radici - e maggiore sarà la probabilità che possa emergere un diverso ordine economico mondiale a svantaggio di tutti.

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