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Si fa in Cina la Politica Monetaria degli Stati Uniti?

AMSTERDAM – Per gran parte dell’anno, gli investitori sono stati ossessionati dal momento in cui la Fed avvierà il “liftoff” – cioè, il momento in cui innalzerà i tassi di interesse di 25 punti base, o di 0,25%, come primo passo verso la normalizzazione delle condizioni monetarie. I mercati sono saliti alle stelle e sono crollati in risposta a piccoli cambiamenti nelle dichiarazioni della Fed considerate espressioni della probabilità dell’imminenza del liftoff.

Ma, nel cercare di valutare i cambiamenti nelle condizioni monetarie statunitensi, gli investitori hanno continuato a guardare nel posto sbagliato. Da metà agosto, allorché i politici cinesi hanno fatto trasalire i mercati svalutando il renminbi del 2%, l’intervento ufficiale della Cina nei mercati dei cambi è proseguito, al fine di evitare ulteriori deprezzamenti della moneta. Le autorità cinesi hanno venduto titoli esteri, prevalentemente obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti, e acquistato renminbi.

L’opposto di quello che la Cina ha fatto quando il renminbi era forte. Allora, la Cina acquistava titoli del Tesoro USA per impedire rialzi della moneta e quindi l’erosione della competitività degli esportatori cinesi. Di conseguenza, ha accumulato l’incredibile ammontare di 4 mila miliardi di dollari di riserve in valuta estera.

E ciò che si è riscontrato in Cina si è verificato anche in altri paesi emergenti in cui affluivano grandi quote di capitale. Le riserve in valuta estera di questi paesi, prevalentemente in titoli statunitensi, al loro massimo, lo scorso anno, hanno superato gli 8 mila miliardi di dollari.