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La Globalizzazione Alimenta Davvero il Populismo?

BRUXELLES – Sulle due sponde dell’Atlantico è in aumento il populismo, sia di sinistra che di destra. Negli Stati Uniti, il suo alfiere più in vista è Donald Trump, probabile candidato presidenziale del partito repubblicano. In Europa ce ne sono diverse espressioni – dal partito di sinistra spagnolo Podemos al Fronte Nazionale della destra francese – ma tutte condividono la stessa opposizione ai partiti centristi, e in generale all’establishment. Cosa significa la crescente rivolta degli elettori contro lo status quo?

La spiegazione prevalente è che il populismo in ascesa equivalga ad una ribellione da parte dei “perdenti della globalizzazione”. Perseguendo successivi cicli di liberalizzazione del commercio, continua tale argomentazione, i leader statunitensi ed europei “hanno svuotato” le basi produttive nazionali, riducendo la disponibilità di posti di lavoro altamente retribuiti per lavoratori poco qualificati, che ora devono scegliere tra disoccupazione di lunga durata e lavori umili nel settore dei servizi. Stufi, adesso questi lavoratori presumibilmente rifiutano i partiti dell’establishment per aver diretto questo “progetto d’elite”.

In un primo momento, questa spiegazione potrebbe sembrare convincente. Dopotutto, è vero che la globalizzazione ha fondamentalmente trasformato le economie, destinando i posti di lavoro a bassa qualificazione al mondo in via di sviluppo – un punto che gli esponenti del populismo non si stancano mai di mettere in evidenza.

Inoltre, il livello di istruzione è strettamente correlato al reddito e agli andamenti del mercato del lavoro. Quasi ovunque, coloro che possiedono un titolo di studio universitario hanno di gran lunga minori probabilità di essere disoccupati rispetto a quelli privi di un’istruzione secondaria. In Europa, le persone con un diploma hanno, in media, tre volte più probabilità di avere un lavoro rispetto a quelle che non hanno terminato la scuola secondaria. Tra gli occupati, i lavoratori con istruzione universitaria guadagnano, nel complesso, un reddito molto più elevato rispetto ai loro omologhi meno istruiti.