Petro Poroshenko and Arseniy Yatsenyuk Danil Shamkin/ZumaPress

Il giusto intervento in Ucraina

STOCCOLMA – Anche se l’attuale dramma della Grecia sta tenendo l’Europa e il mondo con il fiato sospeso, un’altra grave crisi continua ad affliggere l’Europa orientale. Si tratta della crisi in Ucraina, paese ancora parzialmente occupato dai separatisti filorussi, dove, nonostante il cessate il fuoco imposto dall’accordo di Minsk 2, proseguono a tratti i combattimenti.

Gli scontri intermittenti in corso nella regione del Donbass da quando è stato siglato l’accordo suggeriscono che, se davvero è intenzionata a porre fine al conflitto, la Russia dovrà essere disposta ad autorizzare l’invio di una forza di peacekeeping internazionale. Tale missione potrebbe avviare il processo di ricostruzione nella regione, consentire il rientro ai profughi costretti ad allontanarsi per via delle violenze e agevolare la reintegrazione del Donbass sotto il controllo ucraino attraverso adeguate misure protettive e una delega dei poteri.

Un modello utile per un simile approccio l’abbiamo a portata di mano. Due decenni fa, la comunità internazionale entrava nella fase finale delle trattative volte a garantire la pace in Bosnia. Nello stesso tempo, però, proseguivano gli scontri in Croazia, specialmente nella regione della Slavonia orientale, confinante con la Serbia.   

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