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Guidare, non abbandonare, l’Europa

EDIMBURGO – Il Regno Unito riuscirà mai a riconciliarsi con l'idea di far parte dell'Europa? Se dovessimo basarci sui recenti titoli che i quotidiani britannici hanno dedicato al referendum del 23 giugno sulla permanenza nell'Unione europea, la risposta sarebbe un netto "no".    

I sostenitori dell'uscita dall'Ue hanno costruito la propria campagna sul timore di un'immigrazione fuori controllo e una presunta valanga di pericoli che essa rappresenterebbe, attraverso i barconi o le bombe, per lo stile di vita britannico. I loro oppositori, che vogliono che il Regno Unito resti in Europa, enfatizzano invece un’altra paura, quella della perdita dei posti di lavoro che dipendono dal commercio europeo.

L'incessante alternarsi di slogan ispirati a queste posizioni ha evidenziato visioni del mondo contrastanti. La retorica dei fautori dell'uscita dall’Ue evoca lo spirito di Dunkerque, cioè quello di una nazione che basta a se stessa, capace di far fronte a flotte ed eserciti invasori e sempre accanitamente indipendente dall'Europa. 

In teoria, la campagna a favore della permanenza nell’Ue rappresenta una Gran Bretagna diversa, proiettata all'esterno, impegnata e con una visione internazionale. Ma il partito conservatore è piuttosto diviso sulla questione, e molti suoi portavoce di spicco hanno vacillato sotto il fuoco ostile dei media euroscettici. Di conseguenza, questi politici sembrano favorevoli a un rapporto part-time con l'Europa, e a una Gran Bretagna semi-indipendente, anziché pienamente coinvolta. Una tesi positiva, solida e progressista a favore della permanenza nell'Ue non è ancora stata formulata.