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La regola aurea offuscata

BERLINO – “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”: si tratta di un semplice concetto logico – un modo diretto di risolvere dilemmi morali nodosi. Eppure, in un tempo in cui discernere tra giusto e sbagliato sembra essere più difficile che mai, questo classico postulato – la “Regola aurea” – sembra essere passato di moda.

L’etica della reciprocità pervade la storia umana, a partire dalle antiche civiltà in Egitto, Grecia, India e Cina. Nei secoli ha accomunato quasi tutte le grandi religioni e i filosofi, da Seneca della Roma classica  a Jean-Jacques Rousseau e John Locke, passando per Jean-Paul Sartre e John Rawls.

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La Regola aurea è la base essenziale del nostro moderno concetto di diritti umani universali e forma l’emblema del moderno contratto sociale. È il punto di partenza delle nostre interazioni con gli altri all’interno delle singole comunità e a livello globale. Sottende l’ascesa dell’odierna sharing economy, esemplificata da Uber e Airbnb. Guida persino le nostre relazioni personali.

Ma la Regola aurea è sotto assalto, e coloro che hanno più influenza sono in prima linea. I politici, anche nelle democrazie del mondo presumibilmente illuminate, si rifiutano di fornire asilo alle persone disperate che fuggono dalla brutalità della guerra; si impegnano poco, o non si impegnano affatto, per affrontare l’elevata e crescente disuguaglianza economica; e non fanno che ignorare i fattori che trascinano i movimenti sui diritti civili come Black Lives Matter in America.

Questa mancanza di empatia è allarmante e non si limita alla politica. In un’epoca in cui l’attività imprenditoriale esercita una massiccia – forse eccessiva – influenza in tutto il mondo, le aziende, nella loro continua ricerca del profitto o del potere, spesso sottovalutano i propri obblighi societari.

Prendiamo il caso di Theranos, una società biotech fondata da Elizabeth Holmes nel 2003 che prometteva di rivoluzionare la modalità di effettuare gli esami del sangue. Per diversi anni i macchinari per fare gli esami del sangue, chiamati “Edison”, furono considerati all’avanguardia. Theranos vantava notevoli finanziatori, partnership con un ampio numero di farmacie e un board che sembrava impressionante sulla carta. Ha ottenuto una valutazione di mercato esorbitante, pari a 9 miliardi di dollari.

Poi lo scorso anno la verità è venuta a galla: Theranos era solo fumo negli occhi. Non solo la maggior parte degli esami di laboratorio offerti dall’azienda veniva condotta su macchinari tradizionali, ma molti risultati prodotti erano anche imprecisi. Di fatto, emerse che Theranos aveva smesso di utilizzare i macchinari Edison nell’estate del 2015, e aveva annullato i risultati emessi dal 2014, inviando decine di migliaia di report corretti a medici e pazienti.

Ma Theranos non poté annullare i danni. Dopotutto, operava nel settore sanitario, non vendeva calze o saponette. I suoi errori avevano conseguenze nel mondo reale per i numerosi pazienti che avevano basato le proprie decisioni sanitarie su dati errati.

È difficile comprendere l’arroganza e l’insensibile noncuranza per gli esseri umani che consentono a un amministratore delegato e alla dirigenza di giocare con la salute e le speranze delle persone in questo modo. Holmes, che ha continuato a lungo a promuovere la trasparenza dell’azienda e ad esultare per la massiccia valutazione ricevuta anche dopo aver scoperto che i macchinari Edison non fossero all’altezza, non ha solamente infranto la Regola aurea, l’ha completamente distrutta.

Ed è in buona compagnia. I Panama Papers – i fascicoli appartenenti al quarto studio legale del mondo specializzato in società offshore, Mossack Fonseca, e trapelati a seguito di una fuga di notizie – hanno lasciato intravedere fin dove si spingono le persone per nascondere i propri beni ed evadere il fisco. Le grandi multinazionali come Apple, Amazon e Starbucks hanno ristrutturato le proprie aziende per minimizzare le tasse al punto tale da dover ora affrontare sanzioni come quelle dell’Unione europea. Il New York Times ha recentemente rivelato che anche il candidato alle presidenziali americane Donald Trump è un fautore dell’evasione fiscale.

Trump chiama l’evasione fiscale “intelligente”. La maggior parte delle persone, inclusa la sottoscritta, la chiamano egoistica, insidiosa, irresponsabile e una violazione del contratto sociale che ha consentito a lui e alla sua famiglia di accumulare ricchezza. Qualsiasi società che fa del suo comportamento sconsiderato e autoreferenziale virtù non può funzionare, né tantomeno prosperare.

Eppure questo comportamento diventa sempre più comune, con gravi conseguenze. Nel Regno Unito, i leader politici hanno alimentato i timori e fatto promesse impossibili – portando infine a un referendum per abbandonare l’Ue, la cosiddetta “Brexit”. Il nuovo presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha lanciato quella che è essenzialmente una guerra sui diritti umani, perseguendo al contempo un percorso isolato di comportamento aggressivo nei confronti di altri paesi.

La campagna di Trump potrebbe collassare sotto il peso della storia personale del suo stesso portabandiere; ma la ragione importante per cui è giunta fino a questo punto è l’aver portato avanti la menzogna che i lavoratori americani trarrebbero vantaggio dalla costruzione di un muro – sia in senso letterale che metaforico – intorno al paese. La verità, però, è che l’approccio isolazionistico di Trump – che non morirà con la sua sconfitta il prossimo mese – avrebbe effetti opposti.

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La norma della reciprocità è praticamente onnipresente dagli albori della civiltà umana. Eppure non possiamo darla per scontata. Non dobbiamo perdere di vista il suo valore, nella vita personale e professionale, e non dobbiamo permettere neanche ai nostri leader di farlo.

Traduzione di Simona Polverino