Jay Powell and Donald Trump Saul Loeb/Getty Images

Trump Ha “Catturato” la Fed?

NEW YORK – Uno dei poteri più importanti del presidente degli Stati Uniti è nominare i membri ed i capi delle molte agenzie responsabili dell’attuazione delle leggi e dei regolamenti del paese e, in molti casi, della guida dell’economia. Su questo terreno forse nessuna istituzione è più importante della Federal Reserve.

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Nell’esercizio di tale potere, Donald Trump ha infranto una prassi consolidata, che risale a quasi mezzo secolo fa, per cui il presidente riconferma (sulla base di criteri imparziali) il responsabile in carica della Federal Reserve, se egli o ella ha dimostrato di lavorare bene. Probabilmente nessun presidente Fed ha fatto un lavoro migliore, in un momento particolarmente difficile, di Janet Yellen.

Mentre i suoi due immediati predecessori hanno gravemente offuscato la reputazione della Fed, distogliendo lo sguardo dai rischi enormi che si andavano accumulando – e dalle frodi colossali che venivano compiute – all’interno del settore finanziario, Yellen l’ha ripristinata. La sua mano calma ed equilibrata ha generato un ampio consenso all’interno di un Federal Reserve Board caratterizzato da filosofie economiche divergenti, ed ella ha guidato l’economia attraverso una lenta ripresa in un periodo in cui la politica fiscale era inutilmente limitata, poiché i Repubblicani subdolamente pompavano la pericolosità dei deficit. Il loro impegno superficiale sulla correttezza fiscale viene oggi smascherato in quanto essi sostengono massicci tagli fiscali in favore di imprese e miliardari, tagli che nel prossimo decennio andrebbero ad aggiungere mille e cinquecento miliardi di dollari al disavanzo pubblico.

A dire il vero, Trump ha scelto un moderato, quando molti nel suo partito spingevano per un estremista. Trump, mai intimorito dai conflitti d’interesse, ha una capacità incredibile di abbracciare le politiche economiche, come i tagli fiscali proposti, che lo avvantaggiano personalmente. Si è reso conto che un estremista avrebbe aumentato i tassi d’interesse – il peggior incubo di un imprenditore immobiliare.

Trump ha rotto con il passato anche in un altro modo: ha scelto un non-economista. La Fed affronterà grandi sfide nei prossimi cinque anni, poiché si ritorna a politiche più normali. I tassi di interesse più alti potrebbero dare origine a turbolenze di mercato, dal momento che i prezzi delle attività subiscono una “correzione” significativa. E molti si aspettano una grave recessione nei prossimi cinque anni; oppure, si potrebbe sperimentare un’espansione economica inedita di quasi un quindicennio. Mentre nell’ultimo decennio l’apparato degli strumenti della Fed è stato notevolmente ampliato, i suoi bassi tassi di interesse e l’enorme bilancio – con l’eventuale aumento massiccio del debito, se Trump dovesse ottenere i suoi tagli fiscali – costituirebbero una sfida anche per l’economista più qualificato.

Cosa più importante, c’è stato uno sforzo bipartisan (e globale) per depoliticizzare la politica monetaria. La Fed, grazie al controllo dell’offerta di moneta, ha un’enorme potenza economica e tale potere può facilmente essere abusato per scopi politici – per esempio, per generare più posti di lavoro a breve termine. Ma la mancanza di fiducia nelle banche centrali in un mondo di “moneta fiat” (dove le banche centrali possono creare denaro a volontà) indebolisce la performance economica a lungo termine, in parte a causa delle paure dell’inflazione.

Anche in assenza di una politicizzazione diretta, la Fed affronta sempre un problema di “cattura cognitiva” da parte di Wall Street. Questo è successo quando Alan Greenspan e Ben Bernanke erano in carica. Noi tutti ne conosciamo le conseguenze: la più grande crisi degli ultimi settantacinque anni, mitigata solo da un massiccio intervento governativo.

Tuttavia, in qualche modo, l’amministrazione Trump sembra aver dimenticato quello che è successo meno di un decennio fa. Come spiegare altrimenti i suoi sforzi per eliminare gli interventi di regolamentazione della riforma Dodd-Frank del 2010, progettati per prevenire una ricaduta? L’opinione diffusa al di fuori di Wall Street è che la Dodd-Frank non sia andata abbastanza a fondo. Come ci viene spesso ricordato, (ad esempio, dai rapporti sul crescente volume di mutui auto subprime) l’ assunzione di rischi eccessivi ed i comportamenti predatori sono ancora problemi reali. In uno dei più insidiosi esempi di illecito, i banchieri di Wells Fargo hanno addirittura aperto un conto a nome dei clienti, a loro insaputa, in modo da poter raccogliere ulteriori commissioni.

Ovviamente, nulla di tutto questo preoccupa Trump, che come uomo d’affari non è stato estraneo a pratiche nefande. Fortunatamente, sembra che Powell riconosca l’importanza di regolamenti finanziari ben progettati.

Ma la politicizzazione della Fed dovrebbe essere vista come un’altra parte della battaglia di Trump contro quello che il suo ex capo stratega, Steve Bannon, ha definito “stato amministrativo”. Questa battaglia, a sua volta, dovrebbe essere vista come parte di una guerra più grande contro l’eredità dell’Illuminismo della scienza, della governance democratica e dello stato di diritto. La difesa di tale retaggio comporta l’impiego di competenze secondo necessità, e la creazione, come ha sottolineato Edward Stiglitz della Cornell Law School, della fiducia nelle istituzioni pubbliche. Oggi, un vasto insieme di ricerche supporta l’idea che le società hanno performance peggiori in assenza di tale fiducia.

Ogni due o tre giorni, Trump fa qualcosa per lacerare il tessuto della società americana ed infiammare le sue divisioni sociali e partigiane già profonde. L’evidente pericolo attuale è che il paese si stia talmente abituando alle offese di Trump, da farle apparire adesso “normali”. Per più di settant’anni l’America ha combattuto – spesso in modo irregolare, senza dubbio – per riscattare i propri valori istitutivi, affrontando il bigottismo, il fascismo e il nativismo in tutte le loro forme. Oggi, il presidente americano è un misogino, xenofobo e razzista, le cui politiche incarnano un profondo disprezzo per le cause dei diritti umani.

Si possono approvare o disapprovare le proposte fiscali dei Repubblicani, gli sforzi per “riformare” l’assistenza sanitaria (ignorando le decine di milioni di persone che potrebbero perdere la copertura assicurativa) e l’impegno per la deregolamentazione finanziaria (ignorando le conseguenze della crisi del 2008). Ma, sebbene la Fed possa sembrare per ora al sicuro, qualunque possibile vantaggio economico apportato da questo programma svanirebbe rispetto alla grandezza dei rischi politici e sociali posti dagli attacchi di Trump alle istituzioni ed ai valori più amati dell’America.

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