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Trump il “Multilateralista” Riluttante

FIRENZE – Donald Trump non ha assunto la presidenza degli Stati Uniti da “multilateralista” convinto. Su questa valutazione possono concordare sostenitori di ogni orientamento politico. Tra le sue affermazioni elettorali più controverse ce ne erano alcune che insinuavano che la NATO fosse obsoleta, una posizione che non fa presagire niente di buono riguardo al suo atteggiamento nei confronti di altre organizzazioni ed alleanze multilaterali.

La scorsa settimana, tuttavia, Trump ha fatto un passo indietro, rassicurando l’audience presente al Comando Centrale degli Stati Uniti a Tampa, in Florida (il quartier generale delle forze Usa che operano in Medio Oriente). “Noi sosteniamo fortemente la NATO”, ha dichiarato, spiegando che il suo “problema” con l’Alleanza riguardava una piena e corretta contribuzione finanziaria da parte di tutti i membri, non i fondamentali accordi di sicurezza.

Questa visione più sfumata riflette presumibilmente una nuova prospettiva riguardo alla considerazione che il mondo è un posto pericoloso, sia che essa derivi da briefing di sicurezza o dalla situazione che fa riflettere di occupare effettivamente l’Ufficio Ovale. Anche un presidente impegnato a mettere l’“America first” adesso sembra riconoscere che non è male una struttura di riferimento attraverso la quale i paesi possono perseguire obiettivi comuni.

La questione che ora si pone è se ciò che è vero per la NATO è vero anche per il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, e il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria. Le testimonianze rilasciate da Trump durante la campagna elettorale e su Twitter non sono incoraggianti. Già nel 2012, egli aveva twittato critiche nei confronti della Banca Mondiale per il fatto di “legare la povertà al ‘cambiamento climatico’” (sue le virgolette). “E ci chiediamo perché le organizzazioni internazionali sono inefficaci”, egli lamentava.