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Trump senza controlli?

NEW YORK – Che impatto hanno avuto le elezioni 2016 negli Stati Uniti – che hanno assegnato al Partito repubblicano il controllo della presidenza, del Senato e della Camera dei rappresentanti – sul tanto reclamizzato sistema di pesi e contrappesi sancito dalla costituzione americana? A mio parere, lo hanno annullato.  

L’equilibrio dei poteri generato dal potere giurisdizionale è chiaramente in pericolo. Solo un persistente ostruzionismo da parte dei democratici impedirà ai repubblicani di riempire il seggio vacante della Corte Suprema che il presidente democratico Barack Obama non è riuscito ad assegnare per causa loro. E poiché la Corte suprema sta invecchiando, presto potrebbero aprirsi altre posizioni, attualmente occupate da giudici liberali e centristi. I repubblicani hanno, quindi, buone possibilità di ottenere una maggioranza che potrebbe durare per decenni, soprattutto qualora dovessero vincere di nuovo le elezioni nel 2020.       

Tale maggioranza rischierebbe di minare l’equilibrio dei poteri democratici, come ad esempio è accaduto nel 2010 quando il verdetto Citizens United assestò un durissimo colpo ai vincoli sui finanziamenti per le campagne elettorali. Con una maggioranza di 5 a 4, la Corte stabilì che le grandi aziende sono “associazioni di individui” e, pertanto, qualunque limitazione alle somme di denaro che esse possono spendere in campagne politiche viola il Primo Emendamento sulla libertà di espressione.    

L’ostruzionismo repubblicano al Senato ha anch’esso messo a rischio altri livelli del potere giudiziario federale. Durante il secondo mandato del presidente Barack Obama, il tasso di assegnazione dei seggi vacanti nei tribunali distrettuali e circoscrizionali americani è sceso ai livelli minimi da cinquant’anni. Ora Trump potrà riempirli velocemente con giudici conservatori, con il rischio di accentuare ancora di più lo squilibrio tra i poteri.