44

L’Ignoranza Può Generare una Guerra Commerciale?

NEW YORK – Quasi 100 giorni dopo il suo insediamento, il Presidente Usa Donald Trump ed il suo Ministro del Commercio, Wilbur Ross, continuano a commettere un errore economico che gli studenti di economia già al primo anno imparano ad evitare. Essi affermano che il disavanzo delle partite correnti (o deficit commerciale), in America in realtà dovuto ad un tasso di risparmio basso ed in diminuzione, è un indicatore di pratiche commerciali scorrette da parte di Germania e Cina, due paesi con saldo in attivo. La loro condivisione di una posizione economicamente ignorante potrebbe portare ad esiti disastrosi.

Il saldo delle partite correnti, che misura il saldo commerciale di beni, servizi, prodotto netto dei fattori, e pagamenti di trasferimento dall’estero, è uguale al risparmio nazionale meno gli investimenti nazionali. Questa non è una teoria. È un’identità, salvo ogni discrepanza statistica tra il prodotto nazionale lordo (PIL) e il reddito nazionale lordo (RNL). Ciò è sempre vero, che uno sia liberale o conservatore, populista o appartenente ad un partito convenzionale, keynesiano o sostenitore della supply-side economics. Nemmeno Trump con tutto il suo affarismo può cambiare ciò. Eppure egli sta minacciando una guerra commerciale a causa di deficit che riflettono squilibri investimenti/risparmi interni allo stesso sistema americano.

Un paese opera in condizioni di disavanzo delle partite correnti se gli investimenti superano il risparmio nazionale, opera invece in condizioni di surplus quando gli investimenti sono inferiori al risparmio nazionale. Per un paese con una bilancia delle partite correnti in equilibrio, un disavanzo può sorgere qualora aumenti il tasso di investimento, o declini il tasso di risparmio, oppure si verifichi una combinazione dei due eventi.

Supponiamo che gli Stati Uniti abbiano relazioni commerciali con paesi stranieri che applicano politiche protezionistiche. Se questi paesi liberalizzassero i loro regimi commerciali, tenderebbero ad importare una quota maggiore di beni statunitensi in concorrenza con le proprie industrie. Si ridurrebbe quindi la dimensione dei settori che risentono della concorrenza dell’importazione, liberando lavoratori e capitali destinati ad incrementare l’output nei settori di esportazione. Con l’aumento delle esportazioni, aumentano anche le entrate in valuta estera che vanno a ripagare i costi d’importazione più elevati.