113

Perché Trump?

NEW YORK – Nei miei viaggi in giro per il mondo delle ultime settimane, ho più volte posto due domande: è concepibile che Donald Trump possa vincere la presidenza degli Stati Uniti? E, soprattutto, come ha fatto la sua candidatura ad arrivare fino a questo punto?

Per quanto riguarda la prima domanda, anche se le previsioni politiche sono ancora più difficili di quelle economiche, le probabilità sono fortemente a favore di Hillary Clinton. Tuttavia, la vicinanza dei candidati nella corsa presidenziale (almeno fino a qualche giorno fa) è stata un mistero: Clinton è uno dei candidati più qualificati e ben preparati che gli Stati Uniti abbiano avuto, mentre Trump è uno dei meno qualificati e peggio preparati. Inoltre, la campagna di Trump è sopravvissuta ad una condotta da parte sua che in passato avrebbe segnato la fine delle possibilità di successo di una candidatura.

Chicago Pollution

Climate Change in the Trumpocene Age

Bo Lidegaard argues that the US president-elect’s ability to derail global progress toward a green economy is more limited than many believe.

Quindi, perché mai gli Americani dovrebbero giocare alla roulette russa (perché è questo ciò che significa anche una sola possibilità su sei che vinca Trump)? Coloro che si trovano al di fuori degli Stati Uniti vogliono avere la risposta, perché il risultato riguarda pure loro, anche se non hanno alcuna influenza su di esso.

E questo ci porta alla seconda domanda: perché il Partito Repubblicano ha nominato un candidato rifiutato perfino dai suoi leader?

Ovviamente, molti fattori hanno contribuito a far sì che Trump battesse ben 16 sfidanti alle primarie repubblicane per arrivare a questo punto. Le personalità contano, e sembra che alcune persone davvero si entusiasmino per il personaggio da reality show di Trump.

Ma diversi fattori di fondo sembra abbiano contribuito al testa a testa tra i candidati. Per cominciare, molti Americani sono in condizioni economicamente peggiori rispetto a un quarto di secolo fa. Il reddito medio di dipendenti di sesso maschile a tempo pieno è più basso di quanto non fosse 42 anni fa, ed è sempre più difficile per le persone con istruzione limitata ottenere un lavoro a tempo pieno retribuito dignitosamente.

In effetti, i salari reali (adeguati all’inflazione) dei livelli più bassi di reddito sono più o meno allo stesso punto di 60 anni fa. Quindi non è una sorpresa che Trump trovi un’audience ampia e ricettiva quando dice che lo stato dell’economia è marcio. Ma Trump si sbaglia sia per quanto riguarda la diagnosi che la cura. L’economia degli Stati Uniti nel suo complesso è andata bene negli ultimi sessant’anni: il PIL è aumentato di quasi sei volte. Ma i frutti di questa crescita sono andati a relativamente poche persone al top della società – persone come Trump, in parte a causa di massicci tagli fiscali che egli intende estendere e accrescere.

Allo stesso tempo, le riforme promesse dai leader politici che avrebbero dovuto garantire prosperità per tutti – come la liberalizzazione commerciale e finanziaria – non sono state effettuate. Tutt’altro. E coloro il cui tenore di vita è rimasto bloccato o è diminuito sono giunti ad una semplice conclusione: i leader politici americani o non sapevano di cosa parlavano o mentivano (o entrambe le cose).

Trump vuole attribuire tutta la colpa dei problemi americani al commercio e all’immigrazione. È sbagliato. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto affrontare la deindustrializzazione, anche senza una maggiore liberalizzazione commerciale: l’occupazione globale nel settore manifatturiero è in calo, con aumenti di produttività superiori alla crescita della domanda.

Allorché gli accordi commerciali sono falliti, non è successo perché gli Stati Uniti sono stati battuti dai loro partner commerciali; ciò è avvenuto perché l’agenda commerciale degli Stati Uniti è stata condizionata da interessi corporativi. Le aziende americane sono andate bene, e sono stati i Repubblicani a bloccare gli sforzi per garantire che gli Americani penalizzati dagli accordi commerciali potessero condividerne i benefici.

Così, molti Americani si sentono colpiti da forze al di fuori del loro controllo, che conducono ad esiti decisamente ingiusti. Assunzioni a lungo valide – che l’America è una terra di opportunità e che ogni generazione andrà meglio di quella precedente – sono state messe in discussione. La crisi finanziaria globale potrebbe aver rappresentato un punto di svolta per molti elettori: il loro governo ha salvato i ricchi banchieri che avevano portato gli Stati Uniti sull’orlo della rovina, non facendo invece apparentemente quasi nulla per i milioni di Americani comuni che hanno perso lavoro e casa. Il sistema non solo ha prodotto risultati negativi, ma sembrava indirizzato a questo.

Il supporto per Trump si basa, almeno in parte, sulla rabbia diffusa che deriva da quella perdita di fiducia nel governo. Ma le politiche proposte da Trump renderebbero molto peggiore una situazione già brutta. Sicuramente, un’altra dose di economia “trickle-down” del tipo da lui promesso, con tagli fiscali finalizzati quasi interamente ad Americani ricchi e corporation, produrrebbe risultati non migliori dell’ultima volta che sono stati sperimentati.

In realtà, lanciare una guerra commerciale contro Cina, Messico, ed altri partner commerciali degli Stati Uniti, come promette Trump, renderebbe tutti gli Americani più poveri e creerebbe nuovi ostacoli alla cooperazione globale necessaria ad affrontare nodi critici mondiali come lo Stato Islamico, il terrorismo globale, e il cambiamento climatico. Usare il denaro che potrebbe essere investito in tecnologia, educazione, infrastrutture per costruire un muro tra Stati Uniti e Messico costituisce uno spreco in termini di uso delle risorse.

Fake news or real views Learn More

Ci sono due messaggi a cui le élite politiche americane dovrebbero prestare ascolto. Le semplicistiche teorie di mercato radicalmente neoliberiste che hanno determinato così tanto la politica economica nel corso degli ultimi quarant’anni sono gravemente fuorvianti, con una crescita del PIL ottenuta al prezzo di crescenti disuguaglianze. L’economia “trickle-down” non ha funzionato e non funzionerà. I mercati non esistono in un vuoto. La “rivoluzione” Thatcher-Reagan, che ha riscritto le regole e ristrutturato i mercati a beneficio dei soggetti al top della società, è riuscita fin troppo bene ad aumentare le disuguaglianze, ma per nulla nella sua missione di aumentare la crescita.

Questo porta al secondo messaggio: è necessario ancora una volta riscrivere le regole dell’economia, questa volta per garantire che a beneficiarne siano i cittadini comuni. I politici che ignorano questa lezione negli Stati Uniti o altrove saranno ritenuti responsabili. Cambiare comporta rischi. Ma il fenomeno Trump – e più di qualche posizione politica simile presente in Europa – ha sottolineato i rischi di gran lunga maggiori derivanti dalla scarsa attenzione a questo messaggio: società divise, democrazie minate, ed economie indebolite.