16

La farsa del libero scambio

NEW YORK – Da quando sono stati lanciati una decina di anni fa, i negoziati globali sul commercio dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), noti come Doha Development Round, non hanno portato a nulla, e ciò malgrado è in corso un altro round negoziale. Questa volta però i negoziati non si terranno su una base globale e multilaterale; saranno infatti negoziati due grandi accordi regionali, uno transpacifico e l’altro transatlantico. Le nuove trattative avranno più successo?

Il Doha Round è stato sabotato dal rifiuto degli Stati Uniti di eliminare i sussidi agricoli – una condizione sine qua non per qualsiasi vero round sullo sviluppo, considerato che il 70% delle popolazioni nel mondo in via di sviluppo dipende dall’agricoltura, direttamente o indirettamente. La posizione degli Usa è stata davvero incredibile, tenuto conto che la Wto si era già pronunciata sui sussidi per il cotone in America – versati a ben 25.000 ricchi agricoltori – giudicandoli illegali. La risposta dell’America è stata di corrompere il Brasile, che aveva presentato una denuncia, e non di approfondire ulteriormente la questione, lasciando soli milioni di poveri agricoltori di cotone dell’Africa sub-Sahariana e dell’India, che patiscono i prezzi depressi a causa della “largesse” americana nei confronti degli agricoltori abbienti.

Considerata la storia recente, ora sembra chiaro che i negoziati volti a creare un’area di libero scambio tra Usa ed Europa e tra Usa e gran parte del Pacifico (eccetto la Cina) non stanno per realizzare un vero e proprio sistema di libero scambio. Al contrario, l’obiettivo è un regime commerciale gestito, teso cioè ad assecondare quegli interessi speciali che da tempo dominano la politica commerciale dell’Occidente.

Ci sono alcuni principi base che non vanno dimenticati in questa discussione. Il primo è che qualsiasi accordo commerciale deve essere asimmetrico. Se, come parte della “Trans-Pacific Partnership” (TPP), gli Usa richiedono che il Giappone elimini i sussidi sul riso, gli Usa a loro volta dovrebbero eliminare i sussidi sulla produzione (e sull’acqua), non solo sul riso (che ha scarsa rilevanza negli Usa) ma anche su altri prodotti agricoli.