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C’è disoccupazione e disoccupazione

BERKELEY – È con sorpresa che in questi giorni sentiamo da diverse fonti che i governi in Europa e in Nord America, e le loro banche centrali, dovrebbero rinunciare alle politiche fiscali espansive perseguite con l’obiettivo di creare posti di lavoro. L’elevata disoccupazione che attualmente affligge i paesi del Nord Atlantico, sostengono i critici degli stimoli di governo, non è ciclica ma “strutturale”, e di conseguenza non può essere alleviata da politiche che incoraggiano la domanda aggregata.

Lasciate che sia io il primo a dire che la disoccupazione strutturale è un grave pericolo reale. Quando le persone, che in altre circostanze potrebbero essere felici, in salute, nonché parte produttiva della forza lavoro, non hanno abilità, fiducia, reti sociali e l’esperienza adeguata a trovare un lavoro che meriti di essere pagato, allora siamo ovviamente di fronte a un problema. E se la disoccupazione in Europa e Nord America resta a un livello elevato per due o tre anni, è altamente probabile che ci troveremo ad affrontare tale situazione. Perché niente di più semplice di una disoccupazione prolungata trasforma la disoccupazione da ciclica a strutturale.

Ma è questo ciò che sta avvenendo oggi? Non sembra che ora il più grande problema delle economie d’Europa e Nord America sia la disoccupazione strutturale? La risposta è no.

Ma vediamo come agisce la disoccupazione strutturale. L’economia è depressa e la disoccupazione è alta non a causa della fiacca domanda aggregata, generata da un collasso della spesa, ma, al contrario, perché fattori “strutturali” hanno prodotto un’asimmetria tra specializzazione della forza lavoro e perequazione della domanda. La struttura della domanda da parte dei consumatori è diversa dai posti di lavoro che i lavoratori sono in grado di soddisfare.