Cinque anni nel limbo

NEW YORK – Quando la banca d’affari americana Lehman Brothers è collassata nel 2008, scatenando la peggiore crisi finanziaria mondiale dalla Grande Depressione, sembrava emergere un notevole grado di consenso sulle cause della crisi. Un sistema finanziario sproporzionato e disfunzionale aveva impropriamente allocato il capitale e invece di gestire il rischio lo creava. La deregolamentazione finanziaria – insieme al denaro facile – aveva contribuito a un’eccessiva assunzione del rischio. La politica monetaria fu piuttosto inefficace nel rilanciare l’economia, anche se la continua facilità di fare soldi avrebbe potuto prevenire il totale collasso del sistema finanziario. Sarebbe servita una maggiore fiducia nella politica fiscale, ossia una maggiore spesa pubblica.

Cinque anni dopo, mentre alcuni si congratulano con se stessi per aver evitato un’altra depressione, nessuno in Europa o negli Stati Uniti può affermare che la prosperità sia tornata. L’Unione europea sta emergendo da una recessione double-dip (e in alcuni Paesi triple-dip) e alcuni Stati membri sono in depressione. In molti Paesi Ue il Pil resta inferiore o significativamente al di sotto dei livelli precedenti alla recessione. Quasi 27 milioni di europei sono disoccupati.

In modo analogo, 22 milioni di americani che vorrebbero un lavoro a tempo pieno non riescono a trovarlo. La partecipazione della forza lavoro negli Usa è scesa a livelli mai visti da quando le donne iniziarono a entrare numerose nel mercato del lavoro. Il reddito e la ricchezza della maggior parte degli americani già da tempo erano al di sotto dei livelli precedenti la crisi. Il reddito di un tipico lavoratore a tempo pieno è di fatti inferiore ai livelli degli ultimi quattro decenni.

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