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La Seconda Grande Contrazione

CAMBRIDGE – Perché tutti continuano a far riferimento alla recente crisi finanziaria chiamandola “La Grande Recessione”? Dopotutto, questo termine è basato su una diagnosi sbagliata, e per questo pericolosa, circa i problemi che affliggono gli Stati Uniti ed altri paesi causando previsioni e policy erronee.

L’espressione “Grande Recessione” dà l’impressione che l’economia stia assumendo il profilo di una tipica recessione, anche se un po’ più severa – qualcosa come un’influenza molto brutta. Ecco perché, durante questo ribasso, gli esperti e gli analisti che hanno tentato di fare analogie con le precedenti recessioni americane post-belliche si sono sbagliati completamente. Inoltre, troppi policymaker si sono basati sulla convinzione che, alla fine dei conti, quella che osserviamo è solo una profonda recessione che può essere domata facendo generosamente affidamento sugli strumenti di policy convenzionali, come un’adeguata politica fiscale o bailout massicci.

Tuttavia il vero problema è che l’economia mondiale si è eccessivamente indebitata, e non c’è alcuna via di scampo veloce senza un piano per trasferire ricchezza dai creditori ai debitori, tramite dei default o delle repressioni finanziarie o utilizzando l’inflazione.

Una più accurata, anche se meno rassicurante, definizione della crisi in corso è “la Seconda Grande Contrazione”. Carmen Reinhart ed io proponiamo quest’epiteto nel nostro libro Questa volta è diverso, uscito nel 2009,basato sulla diagnosi che vede la crisi come una tipica profonda crisi finanziaria e non una tipica profonda recessione. La prima “Grande Contrazione” naturalmente fu la Grande Depressione, come rilevato da Anna Schwarz e l’ultimo Milton Friedman. La contrazione si manifesta colpendo non solo la produzione e l’occupazione, come in una normale recessione, ma anche debito e credito, e con il deleveraging che tipicamente si completa in parecchi anni.