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La festa dei mercati emergenti è finita

CAMBRIDGE – L'entusiasmo per i mercati emergenti si è andato dissolvendo quest'anno, e non solo per via dei tagli agli acquisti di asset su larga scala, previsti dalla Federal Reserve americana. I titoli e le obbligazioni dei mercati emergenti sono in calo per l'anno corrente e la loro crescita economica sta rallentando. Per comprendere il perché di questa situazione, è utile capire come ci si è arrivati.

Tra il 2003 e il 2011, il Pil a prezzi correnti, espresso in dollari americani, è cresciuto complessivamente del 35% negli Stati Uniti, e del 32%, 36% e 49% rispettivamente in Gran Bretagna, Giappone e Germania. Nello stesso periodo, il Pil nominale, sempre espresso in dollari,  è aumentato del 348% in Brasile, del 346% in Cina, del 331% in Russia e del 203% in India.

A registrare un boom non sono stati solo i cosiddetti paesi BRIC. Il prodotto del Kazakistan è cresciuto di oltre il 500%, mentre quello dell'Indonesia, della Nigeria, dell'Etiopia, del Ruanda, dell'Ucraina, del Cile, della Colombia, della Romania e del Vietnam è aumentato di oltre il 200% ciascuno. Questo sta a significare che, in questi paesi, la media delle vendite realizzate da supermercati, aziende produttrici di bevande, grandi magazzini, telecomunicazioni, negozi di computer e rivenditori di moto cinesi, espressa in dollari, è aumentata a un ritmo paragonabile. Per le aziende ha senso trasferirsi là dove le vendite in dollari sono in piena espansione, e per chi gestisce un portafoglio di investimenti spostare il denaro lì dove la crescita del Pil espressa in dollari è più rapida.

Si sarebbe tentati d'interpretare questa straordinaria performance dei mercati emergenti come una conseguenza della crescita della quantità di beni reali che queste economie hanno prodotto. Ma ciò sarebbe perlopiù sbagliato. Prendiamo il Brasile, ad esempio. Solo l'11% della crescita del suo Pil nominale nel periodo 2003-2011, superiore a quella cinese, è dipeso da una crescita della produzione reale (al netto dell'inflazione). Il restante 89% era dovuto all'aumento del 222% dei prezzi in dollari, determinato da un più rapido incremento dei prezzi nella valuta locale rispetto a quelli nella valuta americana, che ha fatto apprezzare il cambio.