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La Grande Rapina delle Banche

NEW YORK – Per l’economia Americana –e per molte altre economie avanzate- l’ ammontare di denaro pagato ai banchieri negli ultimi cinque anni è come “un elefante in salotto” che si finge di non vedere. La somma raggiunge la cifra stupefacente di 2.2 mila miliardi di dollari per le banche che se la intendono bene con la Commissione per i Titoli e gli Scambi (Securities and Exchange Commission) statunitense. Facendo un’estrapolazione per il prossimo decennio, la quota potrebbe avvicinarsi ai 5 mila miliardi di dollari, una somma largamente più grande di quanto il Presidente Barack Obama ed i suoi oppositori repubblicani sembrano intenzionati a tagliare per ridurre i futuri deficit governativi.

Quei 5 mila miliardi di dollari non sono denaro investito nella costruzione di strade, scuole, ed altri progetti, ma è direttamente trasferito dall’economia americana ai conti personali di dirigenti ed impiegati di banca. È chiaro che tale trasferimento rappresenta una tassa ingegnosa imposta a tutti gli altri. Sembra molto iniquo che le banche, che hanno contribuito ad originare gli attuali problemi economici e finanziari, siano l’unica classe sociale che non ne subisce le conseguenze –e in molti casi, in realtà, ne stiano traendo beneficio.

Le enormi banche tradizionali sono sconcertanti sotto molti aspetti. (Oggi) non è un segreto che abbiano operato fino ad ora come fondi di compensazione altamente sofisticati, che camuffano le probabilità dei rarissimi eventi “Cigno Nero” (“Black Swan”) ad alto impatto e che traggono beneficio dal supporto gratuito di implicite garanzie pubbliche. L’enorme esposizione bancaria, piuttosto che la competenza degli addetti ai lavori, può essere vista come la fonte dei conseguenti profitti, che affluiscono dunque in modo sproporzionato verso le loro tasche, ed a volte è causa di massicce perdite, che colpiscono prioritariamente azionisti e contribuenti.

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