Un mondo post-crescita?

PRINCETON – In un recente articolo provocatorio, Robert Gordon della Northwestern University giunge alla conclusione che il passo del progresso tecnologico è rallentato vertiginosamente e che l’aumento dello standard di vita (almeno nei paesi ricchi) è quindi destinato a rallentare. Nel XX secolo, aggiunge inoltre, il reddito pro capite negli Stati Uniti è raddoppiato circa ogni 25-30 anni, mentre il prossimo raddoppiamento si verificherà probabilmente solo fra 100 anni, ad un ritmo, quindi, registrato l’ultima volta nel XIX secolo.

Le considerazioni riguardanti la crescita a lungo termine, sebbene considerate cruciali, sembrano distanti dal contesto attuale di aggiustamento finanziario e ripresa della fiducia. Pertanto, i commenti all’articolo di Gordon sono stati per gran parte separati dalle discussioni sulle politiche da implementare per affrontare la Grande Recessione ora in atto.

Ma una valutazione realistica delle prospettive di crescita è proprio ciò che è necessario ora per delineare delle politiche adatte e fattibili. Il punto che vuole sottolineare Gordon non è il rallentamento della crescita in futuro, bensì lo spostamento di una crescita di produttività soggiacente verso una traiettoria decisamente inferiore intorno al 2000. Abbiamo vissuto la parte migliore del decennio successivo con una percezione sbagliata di una prosperità estesa, creando la bolla finanziaria. Ma cosa ancor peggiore è che stiamo gestendo il contesto attuale in attesa di una nuova bolla di crescita simile a quella dal 2000 al 2007.

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