0

L’Eurozona secondo Merkel

BRUXELLES – Non ci speravamo più, ma alla fine dopo tanto attendere sono arrivate in forma quasi clandestina: le idee proposte dalla cancelliera tedesca Angela Merkel per la riforma dell’Eurozona non sono infatti pervenute con un discorso o una dichiarazione formale di fronte ai propri colleghi, bensì con una proposta informale franco-tedesca, telegrafica, messa insieme in fretta e furia, che è stata fatta circolare la sera prima del recente vertice dei capi di stato e di governo.

Non sono mancate le reazioni nelle altre capitali dell’Unione europea (a causa del tono poco diplomatico del documento) o a Bruxelles (dal momento che la cancelliera non si è preoccupata di rispettare le procedure comunitarie e la ripartizione delle competenze). Ma le idee esposte nel documento meritano un’attenta disamina.

L’iniziativa è prima di tutto istituzionale. Mentre in passato la Merkel aveva scartato la vecchia idea francese di governance europea per timore di essere in minoranza tra i paesi del Sud Europa, ora trae un insegnamento dalla crisi e suggerisce ai paesi di Eurolandia di andare avanti e di stringere una cooperazione con chiunque sia capace e disposto a unirsi a loro. Questo è un passo importante.

Sul fronte fiscale, la Germania aveva iniziato insistendo sulla necessità di rafforzare le sanzioni. Come spesso accade nel diritto penale, l’idea era (ed è) quella di rassicurare l’opinione pubblica e non di prevenire un comportamento imprevedibile. In effetti, il Patto di stabilità e crescita stipulato tra i paesi membri dell’Unione europea risente sia di una struttura difettosa che del mancato rispetto delle regole (non bisogna dimenticare che solo nel 2007 l’Irlanda e la Spagna sembravano modelli di virtù fiscale). Inoltre, da dieci anni l’amministrazione di Bruxelles non riesce a dar vita a una riforma delle politiche nazionali, e non è chiaro in che modo sanzioni aggiuntive o automatiche possano stimolare un maggiore senso di “autodisciplina”.