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Le conseguenze economiche delle elezioni americane

STANFORD – Le elezioni americane di metà mandato sono state un duro attacco alla vasta espansione di spesa pubblica, disavanzi e debito, messa in atto dal governo. Eletto nel pieno della crisi finanziaria nell’autunno del 2008, il Presidente Barack Obama e la leadership democratica del Congresso sono sembrati sorpresi di fronte al secco no degli elettori agli stimoli fiscali, alla riforma sanitaria e alle politiche energetiche.

Naturalmente, alcuni incrementi sul fronte della spesa e del debito sono il risultato della recessione, nonché del livello di spesa per la difesa e di altri retaggi lasciati dal Presidente George W. Bush. Invece di trovare sicurezza e salvezza dalla recessione in una nuova era di fiducia nel governo, la maggior parte degli elettori si è però rivelata contrariata dal fatto che tali politiche non siano apparentemente riuscite a fare molto per rilanciare l’economia. 

Di conseguenza, i risultati delle elezioni non dovrebbero essere visti principalmente come un’approvazione dei repubblicani, bensì come una critica all’agenda dei democratici, che secondo gli elettori non era in sintonia con le loro preoccupazioni, i loro interessi e valori.

I repubblicani hanno preso il controllo della Camera, strappando oltre 60 seggi (non succedeva da 70 anni), e hanno guadagnato sei seggi al Senato. Hanno conquistato collegi in ogni parte del paese, ma in particolare nella zona industriale compresa tra la Pennsylvania e il Wisconsin, oltre ad aggiudicarsi una serie di governatorati e di assemblee legislative statali – che rivestiranno un ruolo cruciale il prossimo anno nel ridisegnare i distretti congressuali e legislativi sull’onda del censimento 2010.