9

Il salvataggio della vera potenza egemone dell'Europa

MONACO DI BAVIERA – Nel giugno scorso, la Commissione europea ha annunciato il suo dietrofront sulla ristrutturazione bancaria. Il denaro per la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà ora arriverà soprattutto dai creditori, e non dai contribuenti europei, con un ordine gerarchico per indicare quali prestatori saranno rimborsati prima. Tutto questo giunge gradito, almeno in linea di principio. In pratica, però, il progetto lascia molto a desiderare.

Il problema è che un lungo elenco di eccezioni riduce le risorse ricuperabili a tal punto che, in molti casi, sarà comunque impossibile fare a meno del denaro pubblico. Il piano a lungo termine è di attingere il denaro da un fondo creato dalle banche europee stesse. Tuttavia, l'Eurogruppo (un coordinamento dei ministri delle finanze dell'eurozona al quale partecipano il commissario per gli affari economici e monetari dell'Unione europea e il presidente della Banca centrale europea) ha proposto che, fino ad allora, il Meccanismo europeo di stabilità (MES) – e quindi i contribuenti – dovrà colmare il vuoto.

Dato che, in tal modo, i contribuenti saranno tenuti a finanziare garanzie per depositi fino a 100.000 euro (133.000 dollari) – pari alla ricchezza media delle famiglie olandesi e a due volte quella delle famiglie tedesche – la proposta dell'Eurogruppo riconduce a una massiccia redistribuzione della ricchezza in Europa, le cui dimensioni sono incomprensibili per il pubblico.

Anche l'idea di esentare il debito garantito delle banche dalla gerarchia dei rimborsi è assai problematica. Sebbene questa proposta possa sembrare innocua e quasi ovvia, in realtà non lo è: il debito garantito non ha bisogno di altra protezione, perché è già assicurato. Vista in quest’ottica, dunque, la protezione supplementare offerta dall'esenzione lascia alquanto interdetti.