Students of the University of Lyon use laptops to take notes in a classroom JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images

Quando la Tecnologia Trasformerà l’Istruzione Superiore?

CAMBRIDGE – Nei primi anni ‘90, agli albori dell’era di Internet, l’esplosione della produttività accademica sembrava dietro l’angolo. Ma l’angolo non è mai apparso. Invece, le tecniche di insegnamento all’interno di università e college, che vanno fieri di lanciare idee creative capaci di trasformare il resto della società, hanno continuato ad evolversi a passo di lumaca.

The Year Ahead 2018

The world’s leading thinkers and policymakers examine what’s come apart in the past year, and anticipate what will define the year ahead.

Order now

Certo, le presentazioni in PowerPoint hanno soppiantato le lavagne, le iscrizioni ai “massive open online courses” spesso superano le 100.000 unità (anche se il numero di studenti impegnati tende ad essere molto più piccolo), e le “flipped classroom” (“classi capovolte”) sostituiscono i compiti a casa con la visione di lezioni registrate, mentre il tempo della lezione in classe viene utilizzato per discutere gli esercizi dei compiti. Ma data la centralità dell’istruzione per l’incremento della produttività, gli sforzi per rinvigorire le sclerotiche economie occidentali odierne non dovrebbero concentrarsi su come reinventare l’istruzione superiore?

Si può capire perché il cambiamento sia lento a radicarsi a livello di scuola primaria e secondaria, dove gli ostacoli sociali e politici sono enormi. Ma i college e le università hanno una capacità molto più grande di sperimentare; anzi, per molti versi, questa è la loro raison d’être.

Ad esempio, che senso ha che ogni college americano offra corsi estremamente peculiari su materie fondamentali come analisi matematica, economia, e storia americana, per studenti del primo anno, spesso con classi di 500 o più ragazzi? A volte queste classi gigantesche sono ottime, ma chiunque sia andato al college può dire che ciò non è la norma.

Almeno per i corsi introduttivi di grandi dimensioni, perché non permettere agli studenti di assistere ovunque a registrazioni altamente curate dei migliori professori e conferenzieri del mondo, proprio come si fa con la musica, lo sport e l’intrattenimento? Questo non significa uno scenario adatto a tutti: potrebbe esserci un mercato competitivo, come già accade per i libri di testo, con forse una dozzina di persone a dominare gran parte del mercato.

E i video potrebbero essere utilizzati in moduli, così una scuola potrebbe scegliere di usare, ad esempio, un pacchetto per insegnare la prima parte di un corso ed un pacchetto completamente diverso per insegnare la seconda parte. I professori potrebbero sempre prendere parte a lezioni dal vivo sui loro argomenti preferiti, ma a sorpresa, non come noiosa routine.

Il passaggio alle lezioni registrate è solo un esempio. Le potenzialità di sviluppo del software specializzato e delle app per migliorare l’istruzione superiore sono infinite. Esistono già alcune sperimentazioni sull’uso del software per aiutare a comprendere le difficoltà e le carenze dei singoli studenti così da guidare gli insegnanti sulle modalità con cui fornire il feedback più costruttivo. Ma finora, tali iniziative sono molto limitate.

Forse i cambiamenti nell’istruzione terziaria sono così lenti perché l’apprendimento è profondamente interpersonale, rendendo gli insegnanti “umani” essenziali. Ma non avrebbe più senso che la maggior parte del tempo dei docenti venisse dedicato ad aiutare gli studenti ad impegnarsi nell’apprendimento attivo attraverso discussioni ed esercitazioni, anziché a lezioni la cui performance rientra qualche volta tra le migliori cento?

Certo, al di fuori delle tradizionali università “non virtuali”, c’è stata una notevole innovazione. L’Khan Academy ha prodotto una miniera di conferenze su una varietà di argomenti, ed è particolarmente forte nell’insegnamento della matematica di base. Sebbene il pubblico di riferimento sia principalmente quello degli studenti delle scuole di formazione superiore, c’è molto materiale che potrebbe trovare utile anche uno studente universitario (o chiunque altro).

Inoltre, ci sono alcuni grandi siti web, tra cui Crash Course e Ted-Ed, che contengono brevi video di educazione generale su un’enorme varietà di argomenti, dalla filosofia alla biologia alla storia. Ma mentre un piccolo numero di professori innovativi usa questi metodi per reinventare i corsi, la fortissima resistenza che essi incontrano da parte degli altri insegnanti riduce le dimensioni del mercato e rende difficile giustificare gli investimenti necessari per produrre cambiamenti più rapidi.

Ammettiamolo, i docenti universitari non sono disponibili a vedere la tecnologia tagliare il proprio lavoro più di quanto non lo sia qualsiasi altro gruppo. E, a differenza della maggior parte degli operai delle fabbriche, i docenti universitari hanno un potere enorme sull’amministrazione. Qualsiasi rettore universitario che cercasse di maltrattarli normalmente perderebbe il lavoro molto prima di quanto accadrebbe a un qualsiasi membro del corpo accademico.

Naturalmente, alla fine i cambiamenti arriveranno, e quando ciò avverrà, l’effetto potenziale sulla crescita economica e sul benessere sociale sarà enorme. È difficile suggerire una cifra monetaria esatta, perché, come per molte cose nel mondo tecnologico moderno, i soldi spesi per l’istruzione non colgono in pieno l’impatto sociale. Ma anche le stime più prudenti ne evidenziano l’enorme potenziale. Negli Stati Uniti, l’istruzione terziaria rappresenta oltre il 2,5% del PIL (circa 500 miliardi di dollari), e tuttavia gran parte di questa spesa viene effettuata in modo molto inefficiente. Il vero costo, però, non è lo spreco di denaro pubblico, ma il fatto che i giovani di oggi potrebbero imparare molto più di quanto avviene.

Università e college sono fondamentali per il futuro delle nostre società. Ma, dati gli impressionanti progressi in corso nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale, è difficile immaginare come possano continuare a svolgere questo ruolo senza reinventarsi nei prossimi vent’anni. L’innovazione nell’istruzione comprometterà l’occupazione accademica, ma i benefici per l’occupazione in qualsiasi altro settore potrebbero essere enormi. Se ci fossero più sconvolgimenti all’interno della torre d’avorio, le economie potrebbero diventare semplicemente più resilienti a quelli che avvengono al suo esterno.

http://prosyn.org/CAMGjO5/it;

Handpicked to read next