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Perché tagliare le tasse ai ricchi non risolve nulla

NEW YORK – Sebbene possa esservi disaccordo tra i plutocrati americani di destra su come classificare i principali problemi del paese – disuguaglianza, crescita lenta, bassa produttività, dipendenza da oppiacei, scuole inadeguate e infrastrutture fatiscenti, per citarne alcuni – la soluzione è sempre la stessa: tasse più basse e deregolamentazione, in modo da “incentivare” gli investitori e “liberare” l’economia. Il presidente Donald Trump sta puntando su questo pacchetto perché l’America torni a essere un grande paese.    

Non tornerà a esserlo, perché non lo è mai stata. Quando tentò l’impresa negli anni ottanta, il presidente Ronald Reagan dichiarò che il gettito fiscale sarebbe aumentato. Invece, la crescita subì un rallentamento, le entrate fiscali crollarono e a farne le spese furono i lavoratori. I grandi vincitori, in termini relativi, furono le aziende più importanti e i ricchi, che trassero beneficio da una forte riduzione delle aliquote fiscali.   

Trump non ha ancora avanzato una proposta fiscale vera e propria. Tuttavia, a differenza dell’approccio della sua amministrazione verso la legislazione in materia di salute, la mancanza di trasparenza stavolta non lo aiuterà. Mentre molti dei 32 milioni di cittadini destinati a perdere la copertura sanitaria in base all’attuale proposta di legge non sanno ancora cosa li aspetta, non si può dire altrettanto delle aziende che, a causa della riforma fiscale di Trump, ci rimetteranno.    

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