A group of Ethiopians stand nearby rotten carcasses of animals Joel Robine/Getty Images

Prevenire la prossima carestia in Africa

NEW YORK – Dopo aver registrato una diminuzione per oltre un decennio, il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo è tornato a salire. Quest’anno è stato segnato dalla peggiore crisi alimentare globale dai tempi della Seconda guerra mondiale, che ha visto paesi come il Sud Sudan, lo Yemen, la Somalia e la Nigeria colpiti da carestie o fortemente a rischio. Più di venti milioni di persone in questi quattro paesi soltanto continuano a versare in condizioni di grave insicurezza alimentare, e secondo stime delle Nazioni Unite per fare fronte a questa emergenza servono subito aiuti umanitari per 1,8 miliardi di dollari.           

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L’instabilità politica e i conflitti sono i maggiori responsabili dell’insicurezza alimentare in Africa, ma una produzione di cibo insufficiente ha altresì contribuito ad acuire le tensioni ed aggravare la fame. Nell’Africa subsahariana, dove si trovano tre dei quattro paesi a rischio di carestia, la situazione dei raccolti è molto arretrata rispetto al resto del mondo a causa di fattori di produzione agricola inadeguati, come sementi e fertilizzanti di bassa qualità.       

Investire nell’agricoltura è uno dei modi più efficaci per porre fine alla fame e migliorare la stabilità politica. Solo nell’Africa subsahariana ci sono 50 milioni di piccoli coltivatori che danno sostegno a milioni di altre persone. I paesi africani che hanno scelto di investire molto nello sviluppo agricolo e nei piccoli agricoltori sono riusciti a scongiurare il rischio di carestia. 

Prendiamo l’esempio dell’Etiopia, che a metà degli anni ottanta fu colpita da una delle peggiori carestie della storia. Durante quella crisi, causata dalla concomitanza di conflitti interni e siccità, un milione di persone persero la vita e il paese impiegò molti anni prima di tornare alla normalità. 

Oggi in Etiopia regna la pace, ma la siccità è tornata. Nel 2016, il paese ha avuto la stagione colturale più secca degli ultimi cinquant’anni, eppure non c’è stata carestia. Molte persone hanno sofferto la fame, certo, ma il disastro è stato evitato. Oxfam attribuisce questo risultato al fatto che stavolta il governo era meglio preparato a distribuire cibo e acqua a milioni di persone rispetto al passato. Inoltre, il paese ha notevolmente migliorato le proprie infrastrutture agricole, con nuovi sistemi d’irrigazione e distribuzione idrica che garantiscono un facile accesso all’acqua pulita e potabile a chi vive nelle zone rurali.          

Da più di un decennio, lo sviluppo agricolo è diventato una priorità assoluta per il governo etiope che, nel 2010, ha creato l’Agenzia per la trasformazione agricola, un organismo statale impegnato nella promozione della produttività in agricoltura. Come ha osservato lo scrittore inglese ed esperto di Africa Alex de Waal, “Se la politica crea la fame, allora può anche eliminarla”. Il caso dell’Etiopia conferma la sua tesi. Anche se i contributi interni e internazionali continuano ad arrivare in abbondanza durante le emergenze, sono stati gli investimenti di lungo termine del governo a rafforzare la capacità di ripresa del paese.               

Un incremento degli investimenti strategici nel settore agricolo, sia da parte di donatori africani che di altre realtà internazionali, potrebbe aiutare altri paesi della regione a ottenere risultati simili. Il cambiamento climatico rende tali investimenti ancora più urgenti, dal momento che i fenomeni meteorologici estremi, come le inondazioni e la siccità, stanno diventando più frequenti in tutta l’Africa subsahariana.  

Tuttavia, anche senza l’appoggio del governo, gli agricoltori possono intraprendere sin d’ora passi più modesti ed economicamente sostenibili per mitigare l’impatto degli shock climatici. Utilizzando tecniche agricole intelligenti, come le sementi resistenti alla siccità, le colture consociate, il compostaggio e la diversificazione delle coltivazioni, gli agricoltori possono alleviare gli effetti di condizioni climatiche estreme a costi molto ridotti.     

Gli alberi sono uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per contrastare il cambiamento climatico, e presentano anche un buon rapporto in termini economici per i piccoli coltivatori. Un coltivatore che investe 2 dollari in piantine d’albero può guadagnarne oltre 80 in dieci anni, grazie al taglio e alla vendita di alcuni degli alberi ormai sviluppati. Crescendo, inoltre, gli alberi aiutano l’ambiente poiché assorbono anidride carbonica, migliorano la salute del terreno e ne prevengono l’erosione. 

Gli agricoltori con un patrimonio costituito da alberi, bestiame o denaro ricavato dalla vendita delle eccedenze agricole sono maggiormente in grado di resistere agli shock climatici. E, come la nostra organizzazione sta attualmente dimostrando in sei paesi africani, i coltivatori possono costruire la propria base patrimoniale con una formazione specifica e sussidi economici. Ecco perché crediamo che i governi africani e i donatori bilaterali debbano rafforzare gli investimenti nei programmi che forniscono ai coltivatori le competenze necessarie per produrre colture di lunga durata, soprattutto alberi, in modo sostenibile. Alcune pratiche poco costose, come la coltivazione in filari, un corretto diserbo e l’applicazione di fertilizzante in microdosi, sono metodi collaudati per aumentare significativamente la produzione agricola.       

In previsione dell’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico negli anni a venire, i piccoli agricoltori africani devono cominciare a prepararsi sin d’ora a un futuro più turbolento. Gli Stati Uniti sono sempre stati il maggior donatore del mondo per quanto concerne i programmi di sicurezza alimentare, ma con il presidente Donald Trump il futuro di questa leadership non è più scontato. Anche se le iniziative per la sicurezza alimentare globale godono di un sostegno bipartisan all’interno del Congresso americano, la proposta dell’amministrazione Trump in merito agli stanziamenti per gli aiuti esteri raccomanda di apportare pesanti tagli a questi programmi.     

Venendo meno il sostegno degli Usa, i governi africani ed europei, le fondazioni, i donatori istituzionali e i professionisti dovranno essere pronti a intervenire per aiutare gli agricoltori africani a forgiare una capacità di resilienza a lungo termine. Investire nell’agricoltura è il modo più efficace per migliorare la sicurezza alimentare in Africa, garantendo al tempo stesso che coloro che sono in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico possano mantenere un’economia florida e un ambiente sano e sostenibile.   

Solo attraverso un’attenta pianificazione, e seguendo l’esempio di paesi come l’Etiopia, l’Africa subsahariana riuscirà ad affrontare il problema della fame alla radice. Anche se la sicurezza alimentare è una questione complessa da risolvere, non per forza deve esserlo prevenire future carestie.

Traduzione di Federica Frasca

http://prosyn.org/G84InyK/it;

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