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Fermare la Guerra sui Bambini

LONDRA – Venti anni fa in questo mese, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ricevuto un rapporto dall’allora Ministro dell’Istruzione del Mozambico Graça Machel che descriveva nei dettagli gli effetti dei conflitti armati sui bambini. Documentando una serie di attacchi sistematici e mirati, tra cui uccisioni, stupri e reclutamento forzato in gruppi armati, Machel concludeva: “Questo è uno spazio privo dei valori umani fondamentali ... “È difficile che l’umanità possa toccare livelli di degrado più bassi”.

Machel si sbagliava. Una generazione più tardi, l’umanità sta raggiungendo livelli di depravazione morale ancora peggiori. I bambini che vivono in zone di conflitto sono oggetto di violenze di dimensioni senza precedenti, e l’elaborato sistema di disposizioni per i diritti umani delle Nazioni Unite volte a proteggerli viene violato impunemente.

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Nel ventesimo anniversario del rapporto Machel, la comunità internazionale deve tracciare una linea di demarcazione e fermare la guerra contro i bambini.

Quella guerra assume molte forme. In alcuni casi, i bambini sono bersagli di prima linea. Stupri, matrimoni forzati, schiavitù, e rapimenti sono divenuti tattiche standard per gruppi come lo Stato islamico in Iraq e Siria, Boko Haram nel nord della Nigeria, e i loro omologhi in Afghanistan, Pakistan e Somalia. L’uccisione di bambini a causa della frequenza scolastica viene considerata una strategia militare legittima.

In altri casi, i bambini sono sotto attacco sia da parte di attori statali che non statali. In Sud Sudan, dopo lo scoppio del conflitto nel 2013, i bambini sono stati uccisi, violentati, e reclutati in gruppi armati dal governo e dalle forze ribelli. Così brutali, sistematici e diffusi sono stati gli attacchi che sembra altamente probabile che essi vengano effettuati con il massimo livello di autorizzazione politica. E, in effetti, secondo un Rapporto del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU pubblicato all’inizio di quest’anno, le forze governative sudanesi sono state fortemente implicate in tali attività, cosa che può spiegare perché nessuno sia stato ritenuto responsabile per l’uccisione di 130 bambini nello Unity State a maggio 2015.

I bambini diventano anche “danni collaterali”, l’effetto dell’erosione incessante di leggi e norme concepite per proteggere i civili nelle zone di conflitto. In Siria, i bambini che vivono ad Aleppo, ad Homs, e in altre città sono stati bombardati con “barrel bomb” e gasati dalle forze governative che agiscono in aperta sfida del diritto internazionale. L’inviolabilità di scuole e centri sanitari è lettera morta: in Siria più del 25% di tutte le scuole sono state distrutte o costrette a chiudere.

I leader politici dell’Arabia Saudita ritengono chiaramente irrilevante la Convenzione di Ginevra, il pilastro legale per la protezione dei civili. Lo scorso agosto, un attacco aereo saudita su un sobborgo di Saada, nello Yemen, ha colpito una scuola e ha ucciso dieci bambini. Questo è stato solo uno degli episodi di una tendenza più ampia di attacchi a scuole, centri sanitari, e mercati. Nel corso dell’ultimo anno, la coalizione a guida saudita in Yemen ha colpito quattro strutture sanitarie supportate dall’organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere.

L’attuale violenza contro i bambini è ben lontana da quanto previsto da Machel due decenni fa. In seguito alle sue raccomandazioni, nel 1997 l’Assemblea Generale ha istituito un Rappresentante Speciale per i Bambini e i Conflitti Armati, per identificare le parti responsabili di violazioni persistenti ed eclatanti e riferire in merito al Segretario Generale e al Consiglio di Sicurezza.

Il rappresentante speciale controlla sei tipi di violazioni dei diritti dei bambini: uccisioni e mutilazioni, violenza sessuale, reclutamento militare, attacchi contro scuole e centri sanitari, rapimenti, e rifiuto all’accesso agli aiuti umanitari. Azioni che sono tutte vietate dal diritto internazionale, compresa la Convenzione di Ginevra del 1949, che impone alle parti in conflitto di proteggere i civili e di garantire il libero accesso umanitario, e la Convenzione dei Diritti del Fanciullo, il trattato sui diritti umani più diffusamente ratificato al mondo, che fornisce una lista completa dei diritti dei bambini.

La violenza contro i bambini non persiste a causa di un deficit di diritti, ma a causa di ciò che Eva Svoboda dell’Overseas Development Institute descrive come una crisi di conformità. La comunità internazionale non riesce a rispettare leggi, norme e regole che definiscono standard di civiltà. Per dirla senza mezzi termini, l’uccisione, la mutilazione, e la terrorizzazione dei bambini è diventata una impresa a costo zero.

La crisi di conformità inizia in cima al sistema delle Nazioni Unite e si snoda verso il basso, attraverso il Consiglio di Sicurezza, fino all’Assemblea Generale ed ai governi membri.

Si consideri la campagna saudita in Yemen. All’inizio di quest’anno, l’Arabia Saudita era stata inserita nella “lista della vergogna” del segretario generale delle Nazioni Unite per il bombardamento di obiettivi civili yemeniti e l’uccisione di bambini. A giugno, tuttavia, è stata rimossa dalla lista in seguito ad una intensa lobbying da parte del governo saudita e degli alleati americani ed europei suoi rifornitori di armi. Indipendentemente da questi intenti degli alleati, il segnale che è stato mandato è chiaro: la protezione del lucrativo traffico d’armi ha la precedenza rispetto ai diritti dei bambini.

Il ciclo infinito delle relazioni sulle violazioni dei diritti dell’infanzia rischia di diventare una pantomima. Sebbene l’ufficio del rappresentante speciale ha fatto un ottimo lavoro esponendo gli attacchi contro i bambini –in alcuni casi anche negoziando la liberazione dei bambini soldato – le punizioni non si addicono ai crimini.

Visto che questo mese i leader mondiali si riuniscono a New York per la 71a sessione dell’Assemblea generale, è il momento di riaffermare i valori su cui poggiano le disposizioni delle Nazioni Unite per i diritti umani. L’unico modo per porre fine all’impunità per i crimini efferati contro i bambini è quello di richiamare alle responsabilità effettive – portando i responsabili di fronte alla giustizia.

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Come minimo, istituzioni come la Corte Penale Internazionale dell’Aja e la Corte Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli dovrebbero lavorare molto più a stretto contatto con il rappresentante speciale delle Nazioni Unite. Ma la portata del problema è così vasta, e la cultura dell’impunità così profondamente radicata, che possono essere necessarie iniziative più audaci. Di fronte al fallimento delle istituzioni esistenti, potrebbe essere il momento di stabilirne una nuova – un Tribunale Penale Internazionale per i Bambini, autorizzato ad indagare e perseguire attori statali e non per crimini di guerra contro l’infanzia.

Abbiamo permesso collettivamente che le leggi sui diritti umani diventassero tigri di carta irrilevanti. Ma se c’è una causa che può riunire un mondo diviso essa è sicuramente la protezione dei bambini in zone di guerra.