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La relazione sino-americana va rivista

NEW HAVEN – All’inizio di luglio le massime autorità americane e cinesi si riuniranno a Pechino per la sesta edizione del Dialogo economico e strategico. Date le frizioni bilaterali su una serie fronti, tra cui la cyber-sicurezza, le controversie territoriali nei Mari cinesi meridionali e orientali e la politica monetaria, il summit offre l’opportunità di riconsiderare seriamente la relazione tra due grandi potenze economiche.

Gli Stati Uniti e la Cina sono costretti in un abbraccio scomodo – la controparte economica di quello che gli psicologi definiscono “codipendenza”. Il flirt è iniziato alla fine degli anni 70, quando la Cina annaspava a seguito della Rivoluzione culturale e gli Usa erano inabissati in una straziante stagflazione. Alla disperata ricerca di crescita economica, i due Paesi in difficoltà hanno contratto un matrimonio di comodo.

La Cina fu lesta a beneficiare del modello economico trainato dall’export che dipendeva fortemente dall’America come maggiore fonte di domanda. Gli Usa traevano benefici rivolgendosi alla Cina per i beni a basso costo che aiutavano i consumatori in ristrettezze economiche a sbarcare il lunario; importavano anche le eccedenze di surplus dalla Cina per colmare il vuoto derivante dalla carenza di risparmi domestici senza precedenti, laddove gli Usa colpiti dal deficit attingevano liberamente dalla vorace fame cinese di titoli di Stato.

Nel tempo, questo matrimonio di comodo si è tramutato in una totale codipendenza non sana. I due partner hanno dato per scontato la relazione e si sono spinti troppo oltre con i loro squilibrati modelli di crescita – gli Usa con le bolle azionarie e creditizie che rafforzavano livelli di consumismo sfrenato a livelli da record, e la Cina con un risveglio guidato dall’export e dipendente dalla bolla dei consumi americani.