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La Cina tende una trappola mentale all’America

NEW HAVEN – Resistere alla tentazione di estrapolare, ovvero estendere un principio per analogia, è difficile. Un trend può esercitare una forte influenza tanto sui mercati quanto sui politici, sulle famiglie e sulle imprese. Gli osservatori più acuti, però, riescono a cogliere i limiti del pensiero lineare perché sanno che le linee si piegano e, talvolta, si spezzano addirittura. Questo accade oggi esaminando i due fattori chiave che influenzano l'economia globale, cioè il rischio associato alla strategia politica americana e lo stato dell'economia cinese.

Il Quantitative Easing, o QE (il programma della Federal Reserve che prevede acquisti mensili di asset a lungo termine), è apparso all’inizio come un nobile e disperato tentativo, piuttosto ben articolato, di trovare un antidoto contro una crisi dilaniante. Le ipotesi a posteriori sono sempre ingannevoli, ma non si può negare che le iniezioni di liquidità tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 abbiano giocato un ruolo cruciale nel risparmiare al mondo una situazione ben più grave della Grande Recessione.

La combinazione tra strumenti di finanziamento specifici e il primo ciclo di quantitative easing ha fatto schizzare il bilancio della Fed a 2.300 miliardi di dollari nel marzo 2009, dal livello registrato nell'estate del 2008, cioè prima della crisi, pari a 900 miliardi dollari. E il gelo che era calato sui mercati sconquassati dalla crisi si è sciolto.

L'errore della Fed è stato quello di estrapolare, cioè di credere che la terapia d'urto avrebbe potuto non solo salvare il paziente, ma anche favorire una ripresa sostenuta. Altri due cicli di QE hanno ulteriormente accresciuto il bilancio della Fed di altri 2.100 miliardi di dollari tra la fine del 2009 e oggi, ma hanno reso poco in termini di ripresa dell'economia reale.