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Lotte e vittorie delle startup arabe

DUBAI – La recente conferenza STEP di Dubai – il più grande evento dedicato alle startup della regione del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) – ha suscitato un notevole interesse dando l’impressione che la situazione delle startup locali si sia finalmente consolidata. Gli imprenditori dell’area MENA, però, continuano a incontrare grossi ostacoli strutturali sul proprio cammino.

I successi delle startup della regione non andrebbero sottovalutati. Secondo Wamda, un acceleratore regionale, più di una dozzina di startup, tra cui Bayt, Careem, MarkaVIP, Namshi, News Group, Propertyfinder e Wadi.com, sono attualmente valutate oltre 100 milioni di dollari. Souq.com, un’azienda con tremila dipendenti fondata nel 2005, è in procinto di diventare il primo “unicorno” della regione, con un valore stimato che supera il miliardo di dollari.

Malgrado ciò, l’ambiente regionale resta lungi dal favorire una cultura dell’imprenditorialità. Oltre alle guerre, al terrorismo e agli scontri politici che affliggono il mondo arabo – per non parlare delle tipiche sfide che affrontano gli imprenditori al di fuori della Silicon Valley, come la carenza di capitale di rischio, talenti o infrastrutture – vi sono numerosi problemi strutturali profondamente radicati.  

Uno di questi problemi riguarda la demografia d’impresa. Secondo uno studio, nel 2011 le imprese familiari rappresentavano fino al 70% dell’economia del settore privato nell’area MENA, una quota superiore a quella di qualunque altra regione. Ciò significa che un ampio segmento della comunità imprenditoriale raccoglie fondi, partecipa al capitale e gestisce operazioni nell’ambito di circoli sociali ristretti e molto uniti.