sparkly islands land reclamation project Tonglian/ZumaPress

La Cina ed il il profondo mare blu

HO CHI MINH (città) – Dal dicembre del 2013 la Cina ha acquisito più di 1.200 ettari delle isole del Mar cinese meridionale. Le implicazioni geopolitiche di questi sforzi di ripristino del suolo sono ben documentati. La maggior parte di quest’operazione si è svolta nelle Isole Spratly, un arcipelago che si trova nelle acque confinanti con il Vietnam, la Malesia e le Filippine, ovvero tutti paesi che, insieme alla Cina, a Taiwan e Brunei, hanno forti rivendicazioni su questa regione.

In questo contesto, l’aspetto di cui si è discusso meno è l’impatto del progetto ambientale che potrebbe essere catastrofico. Le attività della Cina stanno infatti mettendo a rischio gli stock ittici e la biodiversità marina, creando una minaccia a lungo termine per alcune delle specie marine più spettacolari a livello mondiale.

Migliaia di barriere coralline, praterie ed altri ecosistemi delle acque meno profonde sono già in fase di disfacimento, mentre i leader cinesi si affrettano ad avanzare le proprie rivendicazioni sulla regione. Il progetto di rivendicazione del territorio sta inoltre mettendo in pericolo il legame ecologico tra le Isole Spratly ed il Mar meridionale cinese, riducendo la riserva di sostanze nutritive dalle quali dipendono questi ecosistemi.

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