Paul Lachine

Consolidamento dei conti pubblici?

NEW HAVEN – In gran parte del mondo, i tassi di interesse reali a lungo termine – ovvero i tassi di interesse sui titoli di Stato protetti dall’inflazione – sono scesi ai minimi storici. Si tratta di un fatto economico di fondamentale importanza, dal momento che il tasso di interesse reale a lungo termine misura direttamente il costo dei prestiti legati alla gestione delle imprese, al lancio di nuove aziende o all’espansione di quelle già esistenti – e i suoi livelli ora volano sulla scia dei discorsi fatti sulla necessità di ridurre drasticamente i deficit pubblici.

I tassi di interesse nominali – emessi, ad esempio, in dollari, euro, renminbi – sono difficili da interpretare, poiché il costo reale dei prestiti contratti a questi tassi dipende dall’andamento futuro dell’inflazione, che non conosciamo. Se contraggo un prestito al 4% per dieci anni, so per certo che dovrò restituire ogni anno il 4% di interessi in euro sul capitale detenuto, ma non ne conosco l’ammontare.

Se anche l’inflazione è pari al 4% all’anno, posso contrarre un prestito a tasso zero – e anche a meno di zero se l’inflazione annuale si rivelasse anche più alta. Se non ci sarà, d’altra parte, alcuna inflazione nei prossimi dieci anni, pagherò molto caro il mio prestito. Ma questo non possiamo saperlo.

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