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Il G20 non fa passi in avanti sul commercio

NEW YORK – I leader del G20 ribadiscono l'importanza di mantenere e rafforzare la liberalizzazione del commercio. Il summit svoltosi a giugno a Toronto, sebbene non particolarmente attivo sul tema del commercio, non si è tirato indietro su tale questione. Si è tuttavia parlato molto, e la politica delle chiacchiere (generalmente a favore del commercio) non ha trovato riscontro nei fatti.

Il paradosso è che tale atteggiamento è stato comunque positivo al fine di mantenere lo status quo del protezionismo. Dopotutto, i fatti potrebbero anche “far indietreggiare” il libero scambio. Quindi, usando un linguaggio commerciale, direi che abbiamo assistito a una “battuta di arresto”.

Ma l'assenza di azioni concrete a sostegno del commercio ha anche significato la mancanza di passi in avanti in fatto di liberalizzazione del mercato. Il Doha Round dei negoziati multilaterali sugli scambi commerciali, in corso da tempo, sembra ormai essere in una posizione di stallo.

Il fatto che i governi non abbiano fatto ricorso al protezionismo a seguito della crisi finanziaria globale sorprese molti. Retrospettivamente, è facile comprenderne le ragioni. La politica era mossa dalle tre “i”: idee, istituzioni e interessi (ovvero lobby). E in tutti e tre i livelli c'è stata una politica di chiusura al protezionismo.