13

La lacuna di Piketty sul know-how

CAMBRIDGE – I quadri teorici sono strabilianti in quanto ci permettono di comprendere in termini più semplici gli aspetti fondamentali di un mondo complesso, proprio come le mappe. Ma, proprio come le mappe, sono utili solo fino a un certo punto. Le mappe stradali, ad esempio, non danno infatti indicazioni sulle condizioni del traffico o aggiornamenti sullo stato dei lavori sulle autostrade.

Un metodo utile per capire l’economia mondiale è l’elegante quadro presentato da Thomas Piketty nel suo acclamato libro Capital in the Twenty-First Century. Piketty divide il mondo in due elementi di fondo: capitale e forza lavoro, entrambe utilizzati nella produzione e nella percentuale dei profitti.

La distinzione principale tra i due è che il capitale si può comprare, possedere, vendere e, in teoria, accumulare senza limiti come fanno i super ricchi, mentre la forza lavoro è invece l’utilizzo della capacità di un individuo che può essere remunerato, ma non posseduto da altri, dato che la schiavitù è finita da un pezzo.

Il capitale ha due aspetti interessanti. Innanzitutto, il suo prezzo è determinato dall’ammontare degli introiti futuri. Se un pezzo di terreno produce il doppio in termini di staia di grano o affitto commerciale rispetto ad un altro, dovrebbe valere il doppio, altrimenti, il proprietario di una parte del terreno la venderebbe per comprare l’altra. L’assenza di condizioni di arbitraggio implica che, in una situazione di equilibrio, tutto il capitale finisce per rendere lo stesso profitto in funzione del rischio, ovvero un valore che Piketty stima essere storicamente intorno al 4-5% su base annuale.