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Abitazione vs Habitat

CAMBRIDGE – Peter Drucker, l’influente guru del management, ha detto una frase famosa: “Quello che non viene misurato, non viene fatto”. Avrebbe potuto aggiungere che ciò che viene misurato male, viene fatto male.

Si considerino gli alloggi a basso reddito. La maggior parte dei paesi in via di sviluppo, e molti di quelli ricchi, definiscono la loro mancanza di offerta abitativa in base al numero di famiglie che vivono in unità ritenute socialmente inaccettabili. Ma cosa si intende per inaccettabile varia notevolmente da paese a paese. Acqua corrente, fognature ed elettricità sono elementi considerati essenziali nelle Americhe, ma non in India.

Il problema è che le persone non chiedono case; domandano habitat. Una casa è un oggetto, un habitat è un nodo in una molteplicità di reti sovrapposte - fisiche (elettricità, acqua e servizi igienico-sanitari, strade), economiche (trasporti urbani, mercati del lavoro, distribuzione e vendita al dettaglio, intrattenimento) e sociali (istruzione, sanità, sicurezza, famiglia, amici). La possibilità di collegarsi a tutte queste reti costituisce il valore di un certo habitat.

Le città, per esempio, possono essere spazi altamente produttivi, perché permettono alle persone di unire le loro diverse abilità per fare delle cose che nessuna di loro potrebbe fare individualmente. Le persone possono scambiare le loro capacità, imparare le une dalle altre, e commerciare. Le intuizioni di Jane Jacobs su questo tema, pubblicate più di 40 anni fa, sono state confermate da studi più recenti contenuti nei libri di Edward Glaeser e Enrico Moretti.