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La geopolitica della recessione

FIRENZE – La notizia che la Cina abbia sorpassato il Giappone diventando la seconda potenza economia al mondo non è una sorpresa. Questo è il maggiore risultato geopolitico della Grande Depressione di questo inizio millennio, un risultato che porta con sé sia speranza economica che timore politico.

Innanzitutto, la buona notizia: l’aspetto economico del caso. La risposta della Cina alla crisi mondiale è la ragione principale per cui la turbolenza finanziaria emersa dalla disfatta dei subprime americani non ha completamente distrutto l’economia mondiale e ha evitato che si ripetesse una nuova Grande Depressione come quella degli anni ’30.

In una famosa analisi della Grande Depressione, lo storico di economia Charles Kindleberger ha sostenuto che questa fosse nata da un fallimento della leadership mondiale. La Gran Bretagna era la potenza egemonica del diciannovesimo secolo, ma lo stato dei creditori era stato gravemente eroso dai costi sostenuti per la Prima guerra mondiale.

Gli Stati Uniti erano usciti dalla guerra come il maggiore creditore al mondo, ma avevano una doppia vulnerabilità. Il sistema finanziario era instabile e incline al panico, e il sistema politico era immaturo e tendente al populismo e al nativismo.