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Uniti a Putin Contro il Terrore?

NEW YORK – Il presidente russo Vladimir Putin ha appena promesso di “trovare e punire” i responsabili dell’abbattimento di un aereo di linea russo sopra l’Egitto mediante l’utilizzo di una bomba artigianale, nel mese di ottobre, uccidendo 224 persone. La tempistica del suo annuncio, pochi giorni dopo che i terroristi hanno ucciso 129 persone a Parigi con bombe suicide e kalashnikov, non è una coincidenza. Putin intravede un’apertura verso l’Occidente, e vuole approfittarne. L’Occidente non dovrebbe chiudergli le porte.

Per settimane, il governo russo sembrava esitare riguardo ad una risposta adeguata all’incidente aereo, come se fosse preoccupato che la perdita di vite umane potesse essere imputata alla sua decisione di intervenire nella guerra civile siriana. Lo spargimento di sangue in Francia ha però completamente cambiato le valutazioni, prospettando la possibilità di un riavvicinamento tra Russia ed Occidente. Colpendo Parigi, lo Stato Islamico ha trasformato la guerra siriana in un conflitto globale. E, come evidenziato dall’intervento di Putin al vertice del G20 in Turchia, la Russia si trova pienamente al centro del conflitto.

Si deve notare peraltro che un rapporto conflittuale con l’Occidente non faceva parte del programma originale di Putin. “La Russia è parte della cultura europea”, Putin ha dichiarato alla BBC nel 2000, poco prima della sua elezione a Presidente. “Non riesco ad immaginare il mio paese separatamente dall’Europa e da ciò che noi spesso chiamiamo il mondo civilizzato. È difficile per me vedere la NATO come un nemico”.

È stato soltanto nel 2002, dopo che la NATO ha avviato le trattative per ammettere Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia, che le relazioni hanno cominciato a deteriorarsi. L’ex primo ministro britannico Tony Blair ha descritto il punto di svolta nelle sue memorie, “Vladimir è arrivato in seguito a credere che gli Americani non gli riconoscessero il suo giusto posto”.