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Come utilizzare al meglio il potenziale delle adolescenti

LAGOS – Quando si pensa alle adolescenti si tende ad immaginare alcuni stereotipi comuni, dalle “ragazze cattive” alle corrucciate studentesse liceali chiuse nelle loro camere. La realtà è che le adolescenti sono tra le persone più emarginate a livello mondiale, e hanno inoltre un potenziale ineguagliabile per aiutare a costruire un futuro migliore per tutti.

Attualmente alle adolescenti viene abitualmente negato il controllo sui loro destini. Più di 32 milioni di ragazze indigenti non vanno a scuola e ogni giorno circa 39.000 ragazze al di sotto dei 18 anni si sposano. Per un gran numero di ragazze in tutto il mondo i diritti alla riproduzione e alla sessualità sembrano un sogno impossibile.

Aleppo

A World Besieged

From Aleppo and North Korea to the European Commission and the Federal Reserve, the global order’s fracture points continue to deepen. Nina Khrushcheva, Stephen Roach, Nasser Saidi, and others assess the most important risks.

La situazione è riprovevole da un punto di vista morale, controproducente dal punto di vista sociale e folle da un punto di vista economico. Affrontando questa situazione potremmo infatti proteggere milioni di bambine e potremmo anche gestire alcune delle più grandi sfide che il mondo si trova ad affrontare oggi.

Prendiamo in considerazione le sfide poste dalla crescita rapida della popolazione. Anche se la densità della popolazione sembra stabilizzarsi in gran parte del mondo, continua comunque a crescere rapidamente in alcune regioni e in particolar modo nella aree in cui le ragazze si trovano ad affrontare gli ostacoli più difficili per arrivare al successo. Le stime indicano che in Africa la popolazione dovrebbe raddoppiare entro il 2050 e quadruplicare entro il 2100.

Se si garantissero alle adolescenti la conoscenza, le abilità e gli strumenti per evitare gravidanze indesiderate e per prendere il controllo del proprio futuro, il tasso di fertilità diminuirebbe in modo sostanziale. Con la possibilità di riacquistare il proprio potenziale e di avere accesso all’istruzione queste ragazze potrebbero diventare il motore per un cambiamento positivo più ampio all’interno delle loro comunità.

Proteggere le adolescenti di tutto il mondo è un’impresa ardua. Ma tutti i paesi a livello mondiale si sono impegnati attraverso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile a raggiungere quest’obiettivo entro il 2030, compreso porre fine al fenomeno delle spose bambine e garantire l’istruzione a tutte le ragazze. Ma per riuscire a proteggere e a garantire lo sviluppo del potenziale delle adolescenti, i paesi devono anche appoggiare la promessa di un’iniziativa chiave, ovvero allargare l’accesso al vaccino contro il papillomavirus che è la causa principale della maggioranza dei casi di tumore al collo dell’utero.

Il vaccino contro l’HPV è stato sviluppato recentemente ed ha grande efficacia sulle bambine dai 9 ai 13 anni che non sono state ancora esposte al virus, ovvero che non sono ancora attive sessualmente. Il requisito dell’età differenzia il vaccino contro l’HPV dalla maggior parte dei vaccini dell’infanzia che vengono principalmente somministrati ai lattanti.

A prima vista il requisito dell’età potrebbe sembrare un grave svantaggio dato che il vaccino contro l’HPV non può essere semplicemente incorporato in altre sessioni vaccinali. Ma in realtà il requisito dell’età garantisce invece un’importante opportunità per far arrivare a tutte le adolescenti anche altri servizi sanitari importanti come l’educazione sessuale e riproduttiva, l’igiene nel periodo mestuale, l’eliminazione dei vermi, i controlli nutrizionali, l’iniezione di vitamine e i check up generali.

E’ incoraggiante che i governi dei paesi in via di sviluppo abbiano richiesto sempre più il vaccino contro l’HPV, il che ha senso dato che delle 266.000 donne che muoiono ogni anno di tumore al collo dell’utero (con una media di una ogni due minuti) l’85% vive nei paesi in via di sviluppo. Senza alcun intervento, questa cifra potrebbe salire a 416.000 entro il 2035 superando le morti materne. Per molti di questi paesi il vaccino contro l’HPV non è solo una soluzione efficace in grado di prevenire 1.550 decessi ogni 100.000 persone vaccinate, ma è spesso l’unica soluzione in quanto i paesi più poveri non hanno la capacità di offrire degli screening o le cure per il cancro al collo dell’utero. Questa è una delle ragioni per cui gli esperti, i funzionari governativi, i leader del settore privato e i rappresentanti della società civile si sono incontrati qualche settimana fa ad Addis Abeba per la decima conferenza sull’eliminazione del tumore al collo dell’utero, al seno e alla prostata in Africa.

Ci sono altre novità positive, infatti le basi per l’iniziativa a favore del vaccino per l’HPV sono già state messe. Nel 2013, molto prima dell’approvazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, la Gavi, Alleanza per le vaccinazioni di cui presiedo il Consiglio d’amministrazione, ha fatto grandi passi avanti per rendere il vaccino contro l’HPV disponibile e accessibile ai paesi poveri. Da allora 23 paesi hanno introdotto il vaccino attraverso dei progetti pilota dimostrativi e altri cinque lo faranno a breve.

Ci sono tuttavia molte altre sfide di fronte a noi. Se da un lato l’aver allestito le sessioni dei vaccini all’interno delle scuole è stato un successo, dall’altro non serve ad arrivare alle ragazze nei paesi con un basso tasso di frequenza scolastica in particolar modo nelle aree urbane. Se non troviamo un modo per arrivare ai gruppi più vulnerabili, non basterà la volontà politica o i finanziamenti per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile che mirano a proteggere le donne e le bambine.

Dato che solo due dei paesi che l’associazione Gavi sostiene (entrambi dei quali hanno un tasso piuttosto elevato di iscrizione scolastica) hanno introdotto finora il vaccino a livello nazionale, non è ancora ben chiaro quanto sarà difficile superare questa sfida. Tuttavia nel passaggio dai progetti dimostrativi ad un sistema più efficiente e vantaggioso in termini di costo-beneficio di espansione graduale del vaccino a livello nazionale, dovremmo riuscire ad avere un’idea più chiara di cosa aspettarci.

Abbiamo già delle idee su come arrivare alle ragazze che non vanno a scuola, partendo dai centri sanitari delle comunità. Attualmente le donne tendono ad andare ai centri sanitari quando rimangono incinte o quando devono far vaccinare i loro bambini. Ma interagendo con i leader della comunità e i genitori al fine di sensibilizzarli rispetto alla prevenzione del tumore al collo dell’utero e affrontando altre questioni legate alla salute, stiamo vedendo che è possibile creare una domanda e ottenere una buona affluenza in questi centri.

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Garantendo che tutte le ragazze abbiano accesso al vaccino contro l’HPV si migliorerebbero innumerevoli vite non solo riducendo il tasso di casi di tumore al collo dell’utero, ma anche garantendo numerosi altri servizi sanitari importanti. E’ un’opportunità che dovrebbe essere tenuta in considerazione dagli esperti di tumore, dai funzionari governativi e dai rappresentanti del settore privato e della società civile. Ed è un imperativo per tutti i 193 governi che hanno sottoscritto gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Non dobbiamo deludere le nostre ragazze.

Traduzione di Marzia Pecorari