3

La guerra alla segretezza

LONDRA – Cos’hanno in comune i Panama papers recentemente pubblicati, ExxonMobil e una società mineraria canadese attiva in Guatemala? Sono tutti casi in cui potenti individui e organizzazioni hanno tentato di offuscare, ingannare o nascondersi nelle retrovie. E sono tutti casi in cui questi tentativi non hanno funzionato.

La bufera scatenata a livello mondiale dai Panama Papers – 11 milioni e mezzo di file rubati, apparentemente da hacker informatici, dagli archivi del quarto studio legale più grande al mondo per la gestione di società offshore, Mossack Fonseca di Panama – continuerà a imperversare ancora per un po’. La fuga di notizie ha rivelato le procedure estreme, e talvolta onerose, di cui si avvalgono certi soggetti per nascondere i propri beni ed evitare il fisco. Quanto scoperto rivela l’uso legale ma eticamente sospetto di scappatoie fiscali e i tentativi per nascondere o riciclare denaro ottenuto con la corruzione o altre attività illegali.

L’effetto: un’ondata di dure reazioni e polemiche praticamente in ogni parte del mondo. Il primo ministro dell’Islanda è stato costretto a dimettersi, una volta scoperto che deteneva azioni in società offshore con la moglie. Sono implicati anche i parenti degli alti funzionari cinesi, inclusi il presidente Xi Jinping, così come alcuni amici del presidente russo Vladimir Putin.

Forse Xi e Putin non dovrebbero preoccuparsi. Ma la mera ipocrisia delle autorità governative che proclamano il bisogno di austerità e chiedono sacrifici alla gente per ottenere una prosperità a lungo termine, e al contempo cercano di tenere quel segreto, è un’insopportabile violazione di fiducia nei Paesi democratici. Se le loro società offshore e i conti bancari sono legali, perché crearsi così tanti problemi per mantenere il segreto? E se il segreto è legale, allora cosa c’è che non va?