Fase tre per la crisi dell’euro?

BERKELEY – Le prime due componenti della crisi dell’euro – una crisi bancaria causata dall’eccessivo indebitamento sia a livello pubblico che privato e seguita da una profonda perdita di fiducia nei governi dell’Eurozona – sono state affrontate con successo, o per lo meno lo sono state in parte. Resta però il terzo fattore alla base della crisi, il più pericoloso e prolungato nel tempo: lo squilibrio strutturale tra il nord e il sud dell’Eurozona.

Innanzitutto, la buona notizia: il timore che le banche europee potessero collassare, con la fuga degli investitori in panico verso la sicurezza, producendo una Grande Depressione Europea, ora sembra essere superato. Allo stesso modo, il timore, interamente alimentato dalla politica disfunzionale dell’Unione europea, che i governi dell’Eurozona potessero andare in default, causando le stesse terribili conseguenze, ha iniziato a dissiparsi.

Che l’Europa evitasse una profonda depressione dipendeva da come sarebbe riuscita a trattare adeguatamente questi due aspetti della crisi. Ma che l’Europa nella sua interezza riesca ad evitare decenni perduti di crescita economica dipende ancora dai bilanci, e dipende dalla possibilità o meno che i governi del Sud Europa riescano a rilanciare rapidamente la competitività.

To continue reading, please log in or enter your email address.

To access our archive, please log in or register now and read two articles from our archive every month for free. For unlimited access to our archive, as well as to the unrivaled analysis of PS On Point, subscribe now.

required

By proceeding, you agree to our Terms of Service and Privacy Policy, which describes the personal data we collect and how we use it.

Log in

http://prosyn.org/YQniqzB/it;

Cookies and Privacy

We use cookies to improve your experience on our website. To find out more, read our updated cookie policy and privacy policy.