electronics assembly line Viviane Moos/CORBIS/Corbis/Getty Images

Nuove tecnologie: un aiuto o un danno per i paesi in via di sviluppo?

CAMBRIDGE – Le nuove tecnologie riducono i prezzi di beni e servizi a cui sono applicate. Portano anche alla creazione di nuovi prodotti. E i consumatori ne traggono vantaggio, a prescindere dal fatto che vivano in paesi ricchi oppure poveri.

I cellulari rappresentano un chiaro esempio del profondo impatto di alcune nuove tecnologie. In un chiaro caso di rapida transizione tecnologica, hanno concesso alle persone povere dei paesi in via di sviluppo di accedere alle comunicazioni a lunga distanza senza la necessità di costosi investimenti in reti fisse e altre infrastrutture. Allo stesso modo, il sistema di mobile banking fornito tramite cellulare ha consentito l’accesso ai servizi finanziari in quelle aree remote senza filiali bancarie.

Si tratta di alcuni esempi di tecnologia in grado di migliorare la vita dei poveri. Ma affinché la tecnologia dia un reale e costante contributo allo sviluppo, deve non solo fornire prodotti migliori e più economici, ma deve anche portare un numero maggiore di posti di lavoro più remunerativi. In altre parole, deve aiutare i poveri sia nel ruolo di produttori che di consumatori. Un modello di crescita che l’economista Tyler Cowen ha denominato “cellulari al posto delle fabbriche di automobili” solleva l’ovvia domanda: in che modo le persone nel mondo in via di sviluppo possono permettersi di acquistare prima di tutto i cellulari?

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