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Più commercio per combattere la fame nel mondo

GINEVRA – Il recente rincaro dei prezzi dei generi alimentari e i crescenti timori sulla sicurezza alimentare hanno messo in allarme il mondo. L’eventualità di non potere mettere del cibo in tavola lascia i genitori in un profondo senso di incertezza. E, dal momento che le persone più povere al mondo spendono una fetta elevata dei propri redditi in generi alimentari, sono proprio loro le più colpite, facendo così crescere il rischio che anni di progressi nella riduzione della povertà possano svanire nel nulla.

I fattori apparentemente invariabili che hanno generato questi rincari record dei prezzi alimentari – il passaggio alle diete a maggiore apporto proteico in molti paesi, la crescita demografica, un maggiore uso di biocarburanti e i cambiamenti climatici – suggeriscono che i prezzi alle stelle delle derrate alimentari resteranno a lungo tali. In assenza di soluzioni in grado di alleviare la crescente pressione sugli approvvigionamenti, la fame e la malnutrizione nel mondo saranno sempre più pressanti.

Ovviamente, devono aumentare gli investimenti nella produzione alimentare, nel medio e nel lungo periodo. Ma esiste oggi una ricetta politica a disposizione dei leader, che potrebbe aiutare a rimuovere gli ostacoli sul fronte dell’offerta: far crescere il commercio. Questa proposta potrebbe sconcertare alcuni, ma sottintende una logica chiara e inconfutabile.

Il commercio è la cinghia di trasmissione attraverso la quale l’offerta si regola in base alla domanda. Consente di trasferire i prodotti alimentari dai paesi ricchi a quelli poveri. Consente ai paesi che possono produrre generi alimentari in modo efficace di spedire tali beni in quei paesi che patiscono le limitazioni sulle risorse che ostacolano la produzione alimentare.